APPENNINO NASCOSTO: PIAN DEL LAGO (PONTOLO) - LA NATURA 


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PIAN DEL LAGO - PONTOLO
Proprio qui ho imparato ad "andare per funghi", con mio nonno Giovanni, tanti anni fa: circa trenta. Ricordo questi luoghi, ora isolati, abitati e vivaci di vita. Ricchi di umanità e di ospitalità. Ora le coltivazioni hanno lasciato posto ai rami secchi e alle piante infestanti, non ci sono più gli odori e i rumori degli animali domestici; l'acqua non scorre più nei canali di irrigazione (i "d'acquar'ssi"): sono interrotti e pieni di detriti; i muri a secco e le costruzioni in pietra crollano. Gli uomini, dopo averli  generati, come padri snaturati, li hanno abbandonati. I frutteti sono aridi ed ormai secchi. Solo alcune piante di castagno "domestico" sopravvivono, ormai non più curate. Si trovano sempre meno funghi e purtroppo sempre più cercatori. Brutta razza il cercatore: cerca ma non osserva, strappa ma non raccoglie, calpesta e non cammina. Non ha rispetto del bosco. Trenta anni fa Pian del Lago rappresentava un piccolo mondo autonomo, una specie di mini universo autosufficiente. La famiglia che vi abitava produceva foraggio, grano e segale, mais e patate. Raccoglieva decine di quintali di castagne ogni anno. Allevava in modo dignitoso tanti capi di bestiame. Produceva formaggi e salumi. C'erano le capanne con i tetti di paglia. Non c'era l'elettricità. Erano felici e ricchi, perché avevano tutto quello che gli serviva, nulla di più: nel loro avamposto tra i monti, nel loro regno.
 

           
realizzazione, testi e foto: Mauro Delgrosso tutti i diritti sono riservati da Net.Com Srl Borgotaro - é vietata la riproduzione anche parziale