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IL
SEMINARIO DI BEDONIA E' ANCHE
LUOGO DI CULTURA E INCONTRI
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Museo
di
Scienze Naturali
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Il
Planetario
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La
Biblioteca
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Museo
Archeologico |
La
Quadreria |
Opera
omnia di
Romeo Musa |
Centro
Studi
Card. Casaroli |
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Il Seminario con al fianco la Basilica
di San Marco
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Il Seminario
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Sin dal 1685 su questo colle si
venerava la Madre di Cristo in una piccola cappella ancora esistente. E
antica è anche la tradizione educativa. Attorno alla cappella, a volte
persino nei boschi si tenevano lezioni ed incontri per i giovani e il
clero, sino a quando accanto al santuario venne posta, nel 1841, la prima
pietra del seminario.
L'idea di un'istituzione culturale per i giovani della vallata si deve a
don Giovanni Agazzi e all'allora arciprete del paese, don Stefano Raffi.
Nacque come Casa della Gioventù studiosa e venne solennemente inaugurato
come Seminario dai vescovi di Piacenza, Monsignor Luigi Sanvitale e di
Pontremoli, Monsignor Orlandi il 25 luglio 1846.
Elaborato da Pietro Tagliasecchi, ingegnere mandamentale per la zona
valtarese, il progetto originario del Seminario si ispira visibilmente al
Collegio Alberoni di Piacenza. La struttura iniziale è stata poi
modificata due volte. Nel 1929 è stata realizzata una seconda ala a
levante con ampie sale, mentre nel 1966 da un antico terrazzo sono state
ricavate sei nuove aule. Oggi il seminario si estende su quasi 6000 metri
quadrati coperti.
Tutta la popolazione della vallata partecipò per cinque anni alla
costruzione del seminario stabilendo un legame che si è conservato
intatto sino ai giorni nostri.
Nei 150 anni della sua storia il seminario di Bedonia ha formato 2373
studenti, fra essi 673 sono stati ordinati sacerdoti. Un numero nel quale
spiccano sei studenti divenuti vescovi e due cardinali.
Si tratta di Agostino Casaroli, segretario di
Stato Vaticano dal 1979 al 1990, e del Cardinale Ersilio
Tonini.
Nel 1981 hanno lasciato il seminario gli ultimi sei giovani che si
preparavano per il sacerdozio, ma non per questo l'istituzione ha chiuso i
battenti. Ha solo mutato parzialmente le proprie funzioni, accentuando il
ruolo di polo culturale della zona, senza mai perdere di vista però la
propria principale missione di luogo di formazione dei giovani e di centro
motore dell'evangelizzazione.
Ci si
è allora interrogati sul nuovo ruolo che il Seminario veniva ad assumere
e in un Convegno (1986) che ha coinvolto i sacerdoti e le comunità della
zona si è ribadita la volontà di non stravolgere quelle che erano state
le caratteristiche fondamentali dell'Istituto: luogo di formazione
vocazionale, centro di attività pastorali e ambiente culturale.
La ristrutturazione, iniziata nel 1987, ha tenuto presenti le nuove
esigenze di utilizzo: Corsi di Esercizi Spirituali (il Seminario si e'
associato alla F.I.E.S.), Ritiri, Campi Scuola, Convegni, Corsi
(Preparazione al Matrimonio, Scuola di Teologia per laici, servizi di
catechesi liturgica e di animazione culturale del Centro Audiovisivi.
Continua con particolare impegno la Pastorale Vocazionale, rivolta
soprattutto ai ragazzi.
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Il Museo
Archeologico
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Inaugurato lo scorso 8 luglio 2000 il
Museo Archeologico nel Seminario raccoglie le testimonianze più antiche
della presenza dell’uomo nella Valle del Taro. Il percorso espositivo
inizia con i reperti in selce della Preistoria Antica (vetrine 1-2),
tracce di accampamenti dei cacciatori-raccoglitori Mesolitici (VIII – V
Millennio A.C.) ritrovate sul Monte Molinatico, a Lago Buono, in
corrispondenza dei valichi naturali del Bratello, Borgallo, Due Santi,
Zovallo. Con l’introduzione dell’agricoltura (IV Millennio A.C.) lo
strumento più importante diviene l’ascia in pietra levigata,
indispensabile per la messa a coltura di nuove terre, impiegata dunque sia
per disboscare (immanicata come ascia), sia per dissodare (immanicata come
zappa). Diverse asce Neolitiche in pietra verde sono state donate, in
quest’occasione d’apertura, dalle famiglie F. Musa e L. Bruni (Montevacà
di Bedonia). I luoghi da cui provengono sono, per lo più, disposti tutti
attorno a Monte Pelpi: Cavignaga, Montevacà, Tasola, Fontanachiosa,
Bedonia (vetrina 3). Il percorso continua esaminando il popolamento in
valle durante l’età del bronzo (metà del II millennio A.C.),
attraverso gli importanti reperti (vetrina 4) frutto degli scavi alle
rocche di Drusco, condotte dall’Istituto di Archeologia dell’Università
di Genova nel 1978. L’esposizione si chiude parlando dei liguri (Età
del Ferro, I Millennio A.C.), attraverso lo studio dei loro villaggi
arroccati, sorti in posizioni naturalmente difese, alla sommità di rupi
rocciose (Rocca Galgana, Pietra di Belforte, Gorro, Roccamurata, Monte
Chiaro, Rocche di Drusco, vetrina 5). I due pezzi più significativi
dell’esposizione, una statuetta preistorica (da Prato di Bedonia) ed una
Stele iscritta in lingua Etrusca, (da M. Ribone di Albareto),
meriterebbero da soli una visita al Museo. Sarebbe l’occasione per
conoscere un po’ meglio le nostre radici, la nostra identità culturale,
non per nostalgia ma per essere in grado di affrontare, più consapevoli,
il nostro futuro.
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Il Museo di
Scienze Naturali
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Un'altra
delle perle del seminario è il suo ricco Gabinetto di Scienze Naturali.
E' il frutto di quasi un secolo di raccolte le più diverse.
Il nucleo originario comprende farfalle esotiche, minerali, conchiglie e
porifere dell'Oceano Indiano, oltre a svariati ed interessanti fossili
risalenti anche al Carbonifero.
Numerosi pure gli esemplari imbalsamati degli uccelli della zona, e nel
nuovo allestimento, una serie di diorami che riproducono particolari
ambienti naturali e animali.
La collezione deve molto ai contributi degli ex allievi. Dal Canada, ad
esempio, giunsero una magnifica testa di cervo e un gallo di monte.
Dall'Africa Equatoriale, monsignor Luigi Poggi, allora nunzio apostolico
in quelle terre, inviò una pelle di coccodrillo, una zanna di elefante e
due teste di ebano di pregevole fattura indigena.
Ma nel museo sono anche esposti un pesce ventaglio (della famiglia dei
pesce spada), una pianola dotata di rotoli perforati da musica operistica,
e un esemplare delle prime macchine da scrivere. E ancora un'antica
macchina fotografica, reperti archeologici dell'epoca romana e persino
un'elica d'aereo della seconda guerra mondiale.
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Il planetario
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Sul fronte
scientifico è senza dubbio sorprendente trovare dentro il seminario anche
un planetario. Adatto a ospitare gruppi di una cinquantina di persone per
volta, e modernamente attrezzato, il planetario è stato realizzato grazie
alla collaborazione fra Comunità Montana Taro Ceno, Distretto Scolastico
e Seminario.
Consente lo studio della volta celeste e del movimento della luna, del
sole e dei pianeti.
Per informazioni o appuntamenti Tel. 0525/824420
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La biblioteca
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Perla del
seminario è senz'altro la biblioteca perchè in essa è confluito un
consistente patrimonio librario antico proveniente dalle raccolte di
alcune famiglie bedoniesi.
Un grosso apporto di preziosi volumi venne anche da don Giovanni Agazzi e
dal vescovo Luigi Sanvitale, che diedero un impulso determinante
all'allestimento della biblioteca, oggi giunta a vantare un patrimonio di
oltre 24.000 volumi.
Di questi,6.600 sono databili fra il1500 e il 1820; teologia soprattutto,
ma anche storia, lettere, diritto, scienze ed arti.
Una raccolta preziosissima anche perchè la più completa per quanto
riguarda la storia locale.
Ma il vero fiore all'occhiello sono le oltre 200, splendide, cinquecentine.
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La quadreria del
seminario
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Dal
1935 il seminario di Bedonia conserva una quadreria, costituita da una
cinquantina di importanti dipinti. Due le raccolte qui confluite, quella
del sacerdote piacentino don Vittorio Parmigiani, e quella della famiglia
Bolognini, acquisita da monsignor Ersilio Menzani.
Spicca nella raccolta la "Caduta di Cristo sotto la croce", di
recente riconosciuto alla mano di Ludovico Carracci. La tela risalente ai
primi decenni del Seicento colpisce per la intensa forza espressiva dei
personaggi, la caduta del Cristo, il gesto pietoso della Veronica, lo
sgherro che tiene sollevata la croce, i ladroni, e sullo sfondo la cupa
visione di Gerusalemme.
Un'altra opera significativa è la rappresentazione del "Cristo
Risorto" di Andrea Donducci detto il Mastelletta, che si fonda su di
un episodio narrato nei Vangeli apocrifi. Il Cristo si presenta alla
Vergine dopo essere risorto e disceso al limbo attorniato dagli spiriti
beati e con in mano la bandiera che simboleggia la sua vittoria sulla
morte.
Attribuito oggi ad un ignoto caravaggesco nordico il grande dipinto di
Salomè che presenta ad Erode la testa del Battista. Per questa tela di
grande impatto visivo in passato si erano fatti i nomi di Tiziano e di
Palma il vecchio.
Nella raccolta del seminario anche numerosi ritratti, ed un consistente
saggio di pittori seicenteschi ferraresi, veneti e toscani, e dipinti che
costituiscono una rilevante testimonianza della cultura materiale, come
questa "Cucina", di mano di Carlo Antonio Crespi.
Il valore della quadreria è testimoniato anche dai numerosi prestiti di
opere che hanno girato il mondo insieme a Papa Giovanni Paolo II, in
occasione delle giornate mondiali della gioventù di Denver, negli Stati
Uniti, e di Manila, nelle Filippine.
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L'opera omnia di
Romeo Musa (1882-1960)
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All'interno del
Seminario l'esposizione dell'opera omnia del pittore e xilografo Romeo
Musa.
Nativo di una piccola frazione di Bedonia, Calice, e scomparso nel 1960,
Musa è forse il maggior incisore italiano su legno, di questo secolo, e
certamente una delle più significative figure culturali dell'Appennino
parmense.
Grazie alla generosità degli eredi è qui esposto non solo una rassegna
pressocché completa della sua produzione artistica, ma anche tutto
l'occorrente per realizzare una xilografia: Ogni fase della realizzazione
è chiaramente mostrata e per il visitatore sono senza dubbio curiose le
tavole incise su entrambe le facciate.
I soggetti raffigurati da Romeo Musa con grande vigore e forza espressiva
spaziano dalla vita quotidiana al sacro, al fantastico delle favole.
Mai l'artista comunque si dimenticherà della sua terra, ma con lo stesso
occhio attento e curioso con cui ci ha saputo raccontare le montagne
emiliane, raffigurerà volti e costumi di altre regioni, il Molise
anzitutto, dove lavorò per una decina d'anni.
Romeo Musa non fu solo xilografo, ma anche pittore, capace di
rappresentazioni ricche ed intense, comprese quelle religiose, qui
testimoniate dall'acquerello per l'interno della chiesa di San Francesco
di Ascoli Piceno e dai bozzetti della decorazione a fresco realizzata per
il Duomo di Campobasso.
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Il Centro Studi
Cardinale Casaroli
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Cavalli
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