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Un tramonto luminoso, appena sotto Molinatico, con splendida "vista
su funghi": un'ottima
occasione per un momento di riflessione, per mettere a fuoco la
situazione sul "fungo porcino" in Valtaro. |
Questa volta, per
questo articolo, ho
pubblicato poche foto di funghi: non per mancanza di immagini e di
ambientazioni; ci mancherebbe, i boschi sono pieni zeppi di funghi, di ogni
varietà. Poche foto per dare spazio alle parole, alle riflessioni. Le
riflessioni, fatte a pochi passi dal crinale di Molinatico, alla luce del
tramonto, in mezzo ai faggi: riordinate dopo tante parole, tante interviste,
tante dichiarazioni.
Bisogna cercare di
avere coraggio, di guardarci intorno e avere coraggio; forse scomodando
qualcuno che sta vivendo di rendita e che non si vuole rendere conto dei
pericoli che stiamo correndo. Forse qualcuno si arrabbierà un po' per
quello che scrivo, ma la sostanza delle cose, non intervenendo, non
cambierà certo.
Vengo al nocciolo del problema: il futuro del fungo porcino e di quanto di
importante e unico vi sta ruotando intorno.
In questi ultimi anni, cogliendo una tradizione e una cultura millenaria,
ancora in grado di suscitare emozioni uniche, si é costruito molto e
intelligentemente su questo prodotto spontaneo dei nostri boschi; é nato un
marchio IGP unico al mondo, é nata una Fiera ad Albareto inimmaginabile per
numeri e importanza, tornado indietro nel tempo solo di un paio di decenni;
Borgotaro ha fatto diventare la Sagra di settembre un appuntamento, di
grande attrazione; soprattutto sono nate decine di belle aziende, con molti
dipendenti, che hanno investito nel settore; migliaia, sottolineo migliaia,
di cercatori arrivano in valle ogni giorno di raccolta; é nato un indotto
turistico importante, incentrato sulla Strada Enogastronomica.
A questo punto, qui in Valtaro, bisogna tirarsi su le maniche, ancora di
più; il "Pubblico" deve intervenire nel suo settore senza fare
esperimenti strampalati, senza sprecare risorse vitali, senza perdere
tempo prezioso; senza farsi usurpare nulla da qualche "guru",
intento solo a speculare cinicamente sulle fortune costruite da altri; il "Privato" deve fare la sua parte, investendo
nel modo giusto, formandosi, professionalizzandosi al massimo, per
affrontare un mercato che non lascia più spazio alle improvvisazioni. Le
due entità devono intervenire fino in fondo, in modo sinergico, giocando
finalmente in squadra.
Il Pubblico,
composto dagli Enti, dalle Istituzioni Locali, dal consorzio IGP, dalla
Strada, devono tutelare il marchio del Fungo IGP; bisogna anche tutelare e
migliorare il territorio in cui nasce, in cui cresce; lo si deve fare con i
denti, strenuamente, costantemente, senza guardare in faccia a nessuno.
Tolleranza zero, nella difesa dell'unicità del nostro prodotto. Bisogna
punire ogni abuso, in modo inflessibile: non é possibile vedere sulle
bancarelle dei mercati delle grandi città il nome "fungo di Borgotaro"
su ogni cassetta di funghi che Dio ha fatto crescere. Qualche buon esempio
sanzionatorio, di quelli che finiscono al telegiornale della sera, sarebbe
utile e salutare. Il Marchio IGP va protetto, va tutelato e difeso.
Bisogna controllare anche l'operato dei nostri commercianti, aiutarli a
vendere la merce con onestà, aiutarli a capire che il nostro Fungo é
diverso, che é realmente migliore; che può essere venduto con altri
prodotti, anche globali, senza mai però mescolarlo. Senza però mai
confonderlo: diversamente si farebbe il gioco dei commercianti globali,
quelli che da comodi fornitori, in poco tempo, si trasformano in concorrenti
spietati e sleali; si farebbe la fine del mercato tessile, schiacciato, non dalla
concorrenza, ma dall'ottusità strategica e dall'ingordigia commerciale degli
operatori, che non hanno saputo tutelare nel modo giusto il marchio "Made
in Italy". Pensate a cosa stanno passando gli ambulanti, categoria un
tempo notoriamente florida, con i banchi dei cinesi.
I nostri boschi vanno preservati, curati meglio, coltivati. Durante tutto
l'anno nessuno si ricorda di loro: a settembre si verifica una vera e
propria invasione, con migliaia di cercatori che calpestano, raccolgono,
estirpano dall'alba al tramonto. Così non si può andare avanti, il nostro
sistema boschivo é messo a dura prova: fuoristrada colmi di funghi (il
limite di raccolta per ogni cercatore é di 3 Kg!), personaggi (anche
locali) che non si fanno scrupolo di devastare il sottobosco per raccogliere
funghi di dimensioni microscopiche, per mostrare le "prede" al bar. Parlo per esperienza personale, per
quello che vedo fare nei mie boschi e per cui non posso intervenire. Per cui
resto impotente. Parlo
per la rabbia che mi coglie dentro tutte le volte che qualche deficiente
"violenta" l'ambiente; quella stessa rabbia che qualche giorno mi
farà reagire in modo poco civile...
Anche qui occorrono controlli, inflessibili, accurati, capillari; sul peso,
sulle dimensioni, sul contenuto dei mezzi di trasporto; sul metodo di
ricerca e di raccolta. Occorre
ridurre l'accesso motorizzato alle zone di raccolta: le scene di travaso del
cavagno, come fosse la raccolta del pomodoro, devono finire. Questa
avidità, più consona a qualche film sulla ricerca dell'oro, deve essere
controllata: anche per dare la possibilità reale a tutti quelli che pagano
un permesso di raccolta, di tornare a casa soddisfatti. Magari per far
lavorare qualche giovane locale, che può diventare una buona guida per i
cercatori di funghi.
Bisogna anche limitare il numero di permessi venduti, contingentare la
raccolta, non permetterla prima di certi periodi. Come si fa per tutte le
forme di sfruttamento della natura: caccia e pesca insegnano. Nelle zone di
raccolta mancano cartelli, indicazioni, segnalazioni: sulle leggi e le norme
da rispettare scrupolosamente, sul tipo di assistenza micologica che si può
richiedere, sul luogo in cui ci si trova e sui controlli che si possono
subire. Indicazioni chiare su diritti e doveri. C'é tanto da fare, in fretta.
Il Consorzio del
Fungo IGP, a cui va dato il grande merito di aver creato un marchio unico,
dovrebbe poi avviare una politica di raccolta e trasformazione immediata del
prodotto locale: ormai i tempi sono maturi per la creazione di un centro di
raccolta, di una specie di borsa del fungo, in grado di reperire sul mercato
locale e di trasformare, in tempi rapidi, il fungo. Per preservare qualità,
immagine e valore commerciale. Si devono fare
investimenti: su strutture e soprattutto su persone e professionalità
certe, evitando di confondere i ruoli professionali; il tempo del vizio
tutto italiano dell'improvvisazione é finito, superato nei fatti: altri consorzi, ben
più importanti e ricchi del nostro, stanno soffrendo alcune scelte
sbagliate: per documentarsi, basta guardare il prezzo del Parmigiano, scandalosamente
basso e inadeguato ai costi di produzione!
Il fungo deve essere valorizzare ancor più, certificandone inflessibilmente
la provenienza, garantendone i metodi di trasformazione e quelli di
conservazione. Garantendo soprattutto un prezzo minimo di acquisto ai
raccoglitori. Garantendo una corretta trasformazione e somministrazione ad
opera dei ristoratori che lo trattano; soprattutto quando questo accade
distante dai luoghi tradizionali di raccolta, nelle grandi città: dove la
nostra cultura gastronomica é sconosciuta. Questo potrebbe essere fatto in sinergia con le aziende
private, con i commercianti.
In futuro non si deve assistere al solito crollo del prezzo,causato dalla normale "sovrapproduzione";
proprio come é accaduto nei giorni
scorsi: non si può pretendere che commercianti e ristoratori diventino il
sistema di compensazione del prezzo. Non sono certo degli enti di
beneficenza e una volta esaurita la loro potenzialità di trasformazione,
non possono certo buttare via quanto acquistano. La vecchia regola economica
dell'equilibrio tra domanda e offerta funziona ancora: con troppi funghi il
prezzo é in caduta libera, in picchiata. Salvo poi impennarsi
improvvisamente ad ogni calo di crescita. Un sistema pericoloso, che
potrebbe favorire ancor più l'immissione sul nostro mercato locale di
prodotti esteri, di bassa qualità e basso prezzo. Con evidenti effetti
catastrofici.
Il marchio c'é, il
prodotto c'é, la cultura anche. C'é anche tanto da fare; lo sappiamo
tutti, inutile nasconderlo: i nostri monti, i nostri boschi, la nostra
storia, ci stanno dando un grande dono, un'opportunità reale, un talento
naturale unico.
Non sprechiamolo.

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