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Click per ingrandire |
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I Vigili del Fuoco intervenuti nell'emergenza |
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La vista del Taro da Vona |

La confluenza tra Taro e
Vona... vista dall'alveo |

La confluenza del Taro con
il torrente Tarodine |
prima

A monte del ponte di San
Rocco: esattamente un mese fa |
durante

A monte del ponte di San
Rocco: durante l'odata di massima piena |

La vista del Taro dalla
confluenza con il torrente Vona |
prima

A valle del ponte di San
Rocco: esattamente un mese fa |
durante

A valle del ponte di San
Rocco: durante l'odata di massima piena |

La vista del Taro in piena |
prima

Le pile del ponte di San
Rocco: esattamente un mese fa |
durante

Le pile del ponte di San
Rocco: durante l'odata di massima piena |

Le pile del ponte di San
Rocco: durante la massima piena |
prima

Il ponte di San Rocco:
esattamente un mese fa |
durante

Il ponte di San Rocco:
durante l'odata di massima piena |

La vista del Taro dalla
confluenza con il torrente Vona |

I canali nei boschi in
piena |

I boschi invasi dall'acqua |

I canali nei boschi in
piena |

Stradine di campagna
invase dall'acqua |

I boschi e i muri in
pietra invasi dall'acqua |

I boschi invasi dall'acqua |

I prati invasi dall'acqua |

Un vecchio canale di scolo
a Vona |

Il percorso per la
Madoninna di Caravaggio: invaso dall'acqua |

I prati invasi dall'acqua |

L'antica Madonnina sul
ponte di San Rocco |

Il fiume Taro in piena |

Danni della pioggia: i
canali di scolo sotterranei saltano |

Il sottopasso della
stazione invaso dall'acqua |

Renato Molinari e
Salvatore Oppo in azione durante l'emergenza |

La sede dell'Avis invasa
dall'acqua |

La jeep dopo il guado del
sottopasso: le foglie indicano il livello dell'acqua E' andata di
lusso! |

Sopralluogo dei torrenti |

La diga a monte di
Borgotaro |

La diga a monte di
Borgotaro |

Il palazzetto dello sport
e l'acqua |

Il ponte della ferrovia e
il Taro |

Il ponte della ferrovia e
il Taro |

Il ponte della ferrovia e
il Taro |

Il torrente Tarodine |

Il torrente Tarodine |

Il torrente Varacola |
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Testi e foto di
Mauro Delgrosso |
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Questo é da sempre
un periodo particolare per Borgotaro: attorno alla metà del mese di
novembre, quasi tutti gli anni, ci aspettiamo la piena del Taro. Quest'anno
"l'evento" é arrivato un po' in ritardo: la statistica ci tramanda che il giorno
più critico
é l'undici.
E' proprio in questo periodo dell'anno che in passato sono accaduti i peggiori
disastri ambientali della nostra storia di Valle: straripamenti, grandi
alluvioni, grandi frane; talvolta morti e feriti.
Disastri di enormi proporzioni, in cui sono stati in molti a rischiare la vita, in cui
in molti hanno visto i propri averi disintegrati dalla forza della natura.
In passato, dopo il passaggio di un'ondata di piena, la situazione non
era per niente positiva: le strade interrotte, le linee elettriche e
telefoniche saltate. Tanti e prolungati disagi.
Da un po' di tempo le cose sono cambiate; si é cominciata a fare tanta
prevenzione, tanti lavori negli alvei fluviali e soprattutto si può contare
su un gruppo di prevenzione e di pronto intervento di estrema efficacia. Le
forze della protezione civile, Vigili del Fuoco in testa, sono sempre pronti
a prevenire e a limitare i danni. A vederli lavorare, così tranquilli e
sicuri, ti sembra quasi che niente stia succedendo, anche se sei bel mezzo
di un'ondata di piena.
Breve cronaca della
prima emergenza 2002: dopo quasi tre giorni di violente piogge torrenziali i
canali sono colmi e il Taro, troppo velocemente, cresce.
Ore 14,30: é prevista la massima piena. Nelle ultime ore il livello delle
acque é cresciuto: dalle 13,00 alle 14,00 oltre un metro! Prendo la jeep e
comincio a muovermi, a guardare e a fotografare. Rischio anche un guado al
limite: mi va bene e per pochi provvidenziali centimetri.
Tutti sul campo: Vigili del Fuoco, i Militi della Pubblica, i tecnici del
Comune, i Carabinieri, la Polizia Provinciale; in mezzo alla pioggia c'é
anche il Sindaco e alcuni amministratori del Comune.
Tutti appostati nei punti critici. Tutti pronti, con la radio portatile accesa e un
badile in mano. Sui ponti, sulle strade, nei punti nevralgici del paese.
Scatta l'emergenza e in pochi minuti la reazione: viene portata e messa in
funzione un'idrovora nel quartiere artigianale, una al sottopasso; una
squadra attrezzata é pronta al palazzetto dello sport, un'altra alla
Costazza.
Gli operai del Comune e della Provincia intenti a far defluire le zone
allagate e a togliere il materiale portato dall'acqua e che ha invaso le
strade; tanti operai e ruspe all'opera. Interventi provvidenziali e
immediati, che evitano danni peggiori e lunghe interruzioni.
Le opere di regimentazione fatte nei mesi scorsi nell'alveo del Taro e nei torrenti
reggono bene: basta guardare le foto a fianco per rendersi conto che
l'affermazione non é poi così scontata. In pochi istanti la forza
incontrollabile delle acque si é fatta sentire e vedere. Non si é mai
portati a pensare che i tranquilli fiumiciattoli, che siamo abituati a
vedere placidi e sornioni, si possano trasformare in vere furie. Ovunque
guardi, ovunque cammini, acqua, pioggia, sassi che rotolano. Anche in jeep
non sei per niente al sicuro, anzi.
Uno spettacolo: ti fa paura, ma si
tratta pur sempre di uno spettacolo; e questa volta senza effetti speciali,
tutto dal vivo.
Ore 17,30, ha smesso di piovere da un po' e l'emergenza é cessata,
"rientrata" come dicono i tecnici della Protezione Civile .
Una breve e informale riunione nella sede dei Vigili del Fuoco: si contano i
danni, si raccontano gli episodi, soprattutto ci si asciuga.
I danni sono pochi e facilmente rimediabili. Come se non fosse successo nulla, o quasi.
Si predispone una lista con gli interventi e i miglioramenti da effettuare
per il futuro piano di intervento, per la prossima emergenza.
Mi guardo in giro: le luci sono accese, le auto transitano e le strade sono
sgombere; di diverso c'é solo un nuovo semaforo provvisorio (l'unico del
paese), per regolamentare il transito nell'area artigianale; per le piogge
ora c'é un cratere nella strada, dovuto alla rottura di una canalizzazione
di scolo. L'energia elettrica e i telefoni funzionano.
Mi tolgo l'impermeabile, metto al sicuro la macchina fotografica e tolgo i
rami e le foglie dal radiatore del fuoristrada.
Torno in paese, prendo
un caffé con un amico; guardo la gente che si sta risvegliando dopo un
sonnacchioso sabato pomeriggio, passato in casa, aspettando la fine della
pioggia.
Il centro, in pochi minuti, si anima; i bar e i negozi si riempiono.
In fondo é pur sempre sabato pomeriggio; ci si incontra e ci si chiede:
"dove andiamo a mangiare stasera?"
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