Questa
settimana, come di consuetudine, è stata ancora molto piovosa e
ventosa, la campagna era satura di pioggia, si comprendeva dal
profumo, il cielo però era fantastico: come in un film accelerato,
le nuvole correvano e giocavano a rincorrersi tra gli alberi ormai
spogli, lasciando scorgere più spazio. Erano nuvole strane,
sembravano strisce di cotone, matasse srotolate di soffice lana. Era
tutto in subbuglio appunto, le nuvole si sparpagliavano in modo
casuale, non si capiva da dove venivano i venti, e poi l’assenza di
colori, ma non solo quelli.
Nel momento del mio arrivo in paese, ho avuto un sussulto al cuore,
il castello di Bardi non c’era più “come farò a dare una notizia del
genere?”.
Sai quando si ha davanti un qualcosa che i secoli hanno scolpito c’è
da aspettarsene di tutte.
Un nuvolo denso e ricco di umidità si era impossessato dell’antico
maniero, avevo l’impressione che fosse fumo uscito da un pentolone
bollente, dove una maga incantatrice mescolava la sua pozione dai
poteri straordinari e l’avesse trasportato chissà dove. Poi, uno
sprazzo di azzurro si è aperto da est, per pochi minuti il sole,
senza farselo ripetere due volte, ha preso l’occasione al balzo, ha
dissolto quella nuvola densa e bagnata, restituendo poco a poco la
fortezza alla sua rocca sostenitrice. Ormai il castello era ancora
là, stagliato nel suo solito cielo, tra quelle nuvole ritagliate da
un pezzo di stoffa celeste.
Testo e foto di Gigi
Cavalli
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