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Bedonia - La Frazione di Nociveglia       26 Dicembre 2003 02

Immagini da Nociveglia

La frazione di Nociveglia, 
in alto, sopra le nuvole,
tra Valtaro e Valceno

 

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Testi e foto di Mauro Delgrosso
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietą del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.


Tramonto dal sagrato della chiesa intitolata a San Michele Arcangelo

Un abitante di Nociveglia

La Chiesa di Nociveglia

Il centro abitato

Antichi passaggi

Ristrutturazione

Marianella Mutti

Antichi ferri, ancora usati
 


Gli abitanti di Nociveglia

Un abitante di Nociveglia

Il presepe, in chiesa: pił statuine che abitanti!

Un abitante di Nociveglia

Si prepara l'orto, per la primavera

Le tipiche costruzioni a schiera

Si prepara l'orto, per la primavera

Un abitante di Nociveglia

Il Monte Penna, visto da Nociveglia al tramonto

Marianella e i tetti di Nociveglia

Le porte di Nociveglia

Il tramonto visto dal Passo di Monte Vacą

Le porte di Nociveglia

Le porte di Nociveglia

Il Monte Penna, visto da Nociveglia al tramonto

Le porte di Nociveglia

Un antico portico

Un tramonto invernale a Nociveglia

Le porte di Nociveglia: uno scorcio dall'interno della chiesa

Antichi ferri, ancora usati
 

Un tramonto invernale a Nociveglia

Una fontana ghiacciata

Un tramonto invernale a Nociveglia

Una fontana

San Michele Arcangelo

Un tramonto invernale a Nociveglia

La chiesa di Nociveglia

Antiche costruzioni

Un tramonto invernale a Nociveglia

Antiche costruzioni

Antiche costruzioni

Un tramonto invernale a Nociveglia

Antiche costruzioni

Antiche costruzioni

Un tramonto invernale a Nociveglia

Antiche costruzioni

Antiche costruzioni

Un tramonto invernale a Nociveglia

Antiche costruzioni

Antiche costruzioni

Un tramonto invernale a Nociveglia

Antiche costruzioni

Di fronte la frazione di Fontanachiosa

Un tramonto invernale a Nociveglia: la sagoma del Monte Tomarlo

Un ciclista, bardato per il freddo

Vecchie scritte

Un tramonto invernale a Nociveglia

Il monumento alla "grande guerra"

In lontananza il massiccio del Monte Ragola

Un tramonto invernale a Nociveglia

Uno scorcio

Uno scorcio

Uno scorcio

Uno scorcio

Uno scorcio

Vecchio e nuovo

Una "casa-torre"
Testi e foto di Mauro Delgrosso
Tutti i diritti sono riservati, proprietą esclusiva del portale Valtaro.it, é vietata ogni forma di utilizzo non autorizzato.

 

Nociveglia, un'antica e sperduta frazione,  ancora nel comune di Bedonia, ma gią  in Alta Valceno; una chiesetta, dei viottoli, mezzo centinaio di case, sedici eroici abitanti; secoli di storia e di tradizioni alle spalle.
Il Passo di Monte Vacą, una stradina stretta che entra nel bosco, poche curve,  ed ecco, attaccate alla montagna in lunghe e ordinate file, una serie di casette, di torri; la pił parte appaiono abbandonate, purtroppo.

Restano la pace della natura, il fascino solenne delle pietre millenarie, un panorama da togliere il fiato. Nel "regno" ormai solitario e ceduto ai ricordi delle famiglie Mutti e Bruni.

Tante bellissime porte chiuse, sbarrate, tante finestre devastate dal vento e dal tempo. Nociveglia, un altro piccolo paradiso dimenticato, custodito dai massicci del Monte Penna, del Tomarlo e del Ragola. Ci sono capitato per caso, nel pomeriggio di Santo Stefano. Sentivo il bisogno di smaltire l'eccesso di cibo e di calorie, accumulati nei giorni scorsi; sentivo il bisogno di stare all'aria aperta.
Prendo la macchina fotografica, gli scarponi e via, a "breccio", come si dice da queste parti, alla ricerca casuale di qualche bel punto di vista per fotografare uno dei tramonti che in questo periodo la natura ci regala. Mi dirigo verso la frazione di Nociveglia, ne ho sentito parlare spesso, non ho mai avuto la fortuna di andarci; la zona é famosa per il suo passato, per il suo clima, per le eccelse produzioni di grano e per la maestria che gli abitanti mettevano nell'allevamento del bestiame; il Monte Pelpi é appena dietro al crinale, l'acqua é abbondante, i pascoli sono immensi, alcune vallette proteggono dal freddo orti e colture.
Salgo in Alta Valle, supero Bedonia e mi dirigo verso Bardi, passando dal passo di Monte Vacą; una stradina stretta, piena di curve tortuose, tanto per cambiare.
Appena arrivo scorgo un viso, noto. E' quello di Marianella Mutti.
Mutti appunto: qui tutti sembrano chiamarsi Mutti o Bruni. Detto fatto, con la mia solita sfacciataggine, la coinvolgo nel mio pomeriggio: ecco la mia guida. Marianella é una stimata professionista nel settore dell'agricoltura ed opera a Borgotaro: é una delle ultime figlie di Nociveglia.
Da sempre, questi luoghi hanno generato un altissimo numero di laureati e di studiosi. Gente forte, determinata, intelligente. Ora sono rimasti in sedici: un tempo erano quasi mezzo migliaio. Un piccolo popolo di montagna che si é dissolto negli angoli del mondo, dovendo emigrare per necessitą.
Giro per le stradine, per le piazzette, per i sentieri, sotto i voltini. Decine di fontane, decine di splendidi portali in pietra: tutto resiste un po' per miracolo e forse per la grande maestria e arte di chi li realizzņ.
Noto, sparso qua e lą, anche qualche ultimo attrezzo familiare: la "marcia" e il martello per affilare il ferro per tagliare l'erba, rastrelli, forconi, scuri, scale di legno. Qualche gatto mi scruta, un pugno di galline razzolano, scrogo altre facce simpatiche, tutte intente a lavorare e qualche anziano, come sempre curioso con i "foresti". Assi di noce, di quercia, impilate un po' dappertutto a stagionare. Nociveglia: Marianella mi dice che potrebbe derivare da "noce vecchia"; qui le piante di noce effettivamente abbondano.
Mi aprono la chiesetta, intitolata a San Michele Arcangelo: é stupefacente l'ordine e la pulizia, la perfezione degli arredi; c'é un piccolo e grazioso presepe: ci sono pił statuine qui che abitanti nella frazione. E pensare che un tempo c'era anche la scuola elementare. Mi invitano a prendere un caffč, in una casa, cosģ ho l'occasione di conoscere un po' tutti.
Pochi attimi e il sole cala: corro fuori, lo spettacolo inizia.
Una cosa da togliere il respiro: blu, rosso, bianco intenso, luci, sagome di montagne. Penso anche a come deve essere bella la visione dell'alba, da quassł, da qui in alto.
Un' aria fredda, gelida, mi colpisce il viso: la temperatura in pochi istanti precipita. Anche al freddo, non riesco a smettere di fotografare. Come  spesso accade, una sensazione bellissima, unica. E pensare che ero partito con la semplice intenzione di rifarmi del troppo cibo mangiato.
Visioni e percezioni incredibili e uniche, che capitano, sui nostri splendidi monti, in un qualsiasi pomeriggio di dicembre.
Venite e provate con i vostri sensi, se non ci credete.