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Testi e foto di
Mauro
Delgrosso
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Tramonto dal sagrato della
chiesa intitolata a San Michele Arcangelo |

Un abitante di Nociveglia |

La Chiesa di Nociveglia |

Il centro abitato |

Antichi passaggi |

Ristrutturazione |

Marianella Mutti |

Antichi ferri, ancora
usati
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Gli abitanti di Nociveglia |

Un abitante di Nociveglia |

Il presepe, in chiesa: pił
statuine che abitanti! |

Un abitante di Nociveglia |

Si prepara l'orto, per la
primavera |

Le tipiche costruzioni a
schiera |

Si prepara l'orto, per la
primavera |

Un abitante di Nociveglia |

Il Monte Penna, visto da
Nociveglia al tramonto |

Marianella e i tetti di
Nociveglia |

Le porte di Nociveglia |

Il tramonto visto dal
Passo di Monte Vacą |

Le porte di Nociveglia |

Le porte di Nociveglia |

Il Monte Penna, visto da
Nociveglia al tramonto |

Le porte di Nociveglia |

Un antico portico |

Un tramonto invernale a
Nociveglia |

Le porte di Nociveglia:
uno scorcio dall'interno della chiesa |

Antichi ferri, ancora
usati
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Un tramonto invernale a
Nociveglia |
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Una fontana ghiacciata |

Un tramonto invernale a
Nociveglia |

Una fontana |

San Michele Arcangelo |

Un tramonto invernale a
Nociveglia |

La chiesa di Nociveglia |

Antiche costruzioni |

Un tramonto invernale a
Nociveglia |

Antiche costruzioni |

Antiche costruzioni |

Un tramonto invernale a
Nociveglia |

Antiche costruzioni |

Antiche costruzioni |

Un tramonto invernale a
Nociveglia |

Antiche costruzioni |

Antiche costruzioni |

Un tramonto invernale a
Nociveglia |

Antiche costruzioni |

Antiche costruzioni |

Un tramonto invernale a
Nociveglia |

Antiche costruzioni |

Di fronte la frazione di
Fontanachiosa |

Un tramonto invernale a
Nociveglia: la sagoma del Monte Tomarlo |

Un ciclista, bardato per
il freddo |

Vecchie scritte |

Un tramonto invernale a
Nociveglia |

Il monumento alla "grande
guerra" |

In lontananza il massiccio
del Monte Ragola |

Un tramonto invernale a
Nociveglia |

Uno scorcio |

Uno scorcio |

Uno scorcio |

Uno scorcio |

Uno scorcio |

Vecchio e nuovo |

Una "casa-torre" |
Testi e foto di
Mauro
Delgrosso
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Nociveglia,
un'antica e sperduta
frazione, ancora nel comune di Bedonia, ma gią in Alta
Valceno; una chiesetta, dei viottoli, mezzo centinaio di case, sedici
eroici abitanti; secoli
di storia e di tradizioni alle spalle.
Il Passo di Monte
Vacą,
una stradina
stretta che entra nel bosco, poche curve, ed ecco, attaccate alla
montagna in lunghe e ordinate file, una serie di casette, di torri; la
pił parte appaiono abbandonate,
purtroppo.
Restano la pace
della
natura, il fascino solenne delle
pietre millenarie, un panorama da togliere il fiato. Nel "regno" ormai
solitario e ceduto ai ricordi delle famiglie Mutti e Bruni. |
Tante bellissime
porte chiuse, sbarrate, tante finestre devastate dal vento e dal tempo.
Nociveglia, un altro piccolo paradiso dimenticato, custodito dai massicci
del Monte Penna, del Tomarlo e del Ragola. Ci sono capitato per
caso, nel pomeriggio di Santo Stefano. Sentivo il bisogno di smaltire
l'eccesso di cibo e di calorie, accumulati nei giorni scorsi; sentivo il
bisogno di stare all'aria aperta.
Prendo la macchina fotografica, gli scarponi e via, a "breccio", come si
dice da queste parti, alla ricerca casuale di qualche bel punto di vista per
fotografare uno dei tramonti che in questo periodo la natura ci regala. Mi
dirigo verso la frazione di Nociveglia, ne ho sentito parlare spesso, non ho
mai avuto la fortuna di andarci; la zona é famosa per il suo passato, per il
suo clima, per le eccelse produzioni di grano e per la maestria che gli
abitanti mettevano nell'allevamento del bestiame; il Monte Pelpi é appena dietro al crinale,
l'acqua é abbondante, i pascoli sono immensi, alcune vallette proteggono dal freddo orti e colture.
Salgo in Alta Valle, supero Bedonia e mi dirigo verso Bardi, passando dal
passo di Monte Vacą; una stradina stretta, piena di curve tortuose, tanto per
cambiare.
Appena arrivo scorgo un viso, noto. E' quello di Marianella Mutti.
Mutti appunto: qui tutti sembrano chiamarsi Mutti o Bruni. Detto fatto, con
la mia solita sfacciataggine, la coinvolgo nel mio pomeriggio: ecco la mia
guida. Marianella é una stimata professionista nel settore dell'agricoltura
ed opera a Borgotaro: é una delle ultime figlie di Nociveglia.
Da sempre, questi luoghi hanno generato un altissimo numero di laureati e di
studiosi. Gente forte, determinata, intelligente. Ora sono rimasti in
sedici: un tempo erano quasi mezzo migliaio. Un piccolo popolo di montagna
che si é dissolto negli angoli del mondo, dovendo emigrare per necessitą.
Giro per le stradine, per le piazzette, per i sentieri, sotto i voltini. Decine di fontane,
decine di splendidi portali in pietra: tutto resiste un po' per miracolo e
forse per la grande maestria e arte di chi li realizzņ.
Noto, sparso qua e lą, anche qualche ultimo attrezzo familiare: la "marcia"
e il martello per affilare il ferro per tagliare l'erba, rastrelli, forconi,
scuri, scale di legno. Qualche gatto mi scruta, un pugno di galline
razzolano, scrogo altre
facce simpatiche, tutte intente a lavorare e qualche anziano, come sempre
curioso con i "foresti". Assi
di noce, di quercia, impilate un po' dappertutto a stagionare. Nociveglia:
Marianella mi dice che potrebbe derivare da "noce vecchia"; qui le piante di
noce effettivamente abbondano.
Mi aprono la chiesetta, intitolata a San Michele Arcangelo: é stupefacente
l'ordine e la pulizia, la perfezione degli arredi; c'é un piccolo e grazioso
presepe: ci sono pił statuine qui che abitanti nella frazione. E pensare che
un tempo c'era anche la scuola elementare. Mi invitano a prendere un caffč,
in una casa, cosģ ho l'occasione di conoscere un po' tutti.
Pochi attimi e il sole cala: corro fuori, lo spettacolo inizia.
Una cosa da togliere il respiro: blu, rosso, bianco intenso, luci, sagome di
montagne. Penso anche a come deve essere bella la visione dell'alba, da
quassł, da qui in alto.
Un' aria fredda, gelida, mi colpisce il viso: la temperatura in pochi
istanti precipita. Anche al freddo, non
riesco a smettere di fotografare. Come spesso accade, una sensazione bellissima, unica. E
pensare che ero partito con la semplice intenzione di rifarmi del troppo
cibo mangiato.
Visioni e percezioni incredibili e uniche, che capitano, sui nostri splendidi monti, in un
qualsiasi pomeriggio di dicembre.
Venite e provate con i vostri sensi, se non ci credete.
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