Home Page Newsletter Guestbook Contattaci Cerca nel sito
Località Rubriche Turismo Cultura Ambiente
 
Borgotaro - Centro storico       Natale 2003 02

Immagini

83 patate!

 

Click per ingrandire
Testi e foto di Mauro Delgrosso
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.


Mondo Binacchi, il suo cartellino di riconoscimento nel campo di Bremen

Mondo Binacchi, Alpino, classe 1915

Mondo Binacchi, il suo cartellino di riconoscimento nel campo di Bremen

Claudio, Roberto, Mondo e Domenico Gavaini

Mondo Binacchi, Alpino, classe 1915

Claudio, Roberto, Mondo e Domenico Gavaini

Immagini del passato: in ospedale, a Castglion Fiorentino

Mondo Binacchi, Alpino, classe 1915

Immagini del passato: fronte albanese

Il cappello originale dell'8° Tolmezzo

Mondo e il figlio Roberto

La ferita alla gamba, dopo 60 anni

Immagini dal passato

Mondo

Immagini dal passato

Immagini dal passato

Mondo racconta

Immagini dal passato

Immagini dal passato

Mondo racconta

Immagini dal passato

Immagini dal passato

Mondo racconta

Immagini dal passato

Immagini dal passato

Mondo racconta

Immagini dal passato

Immagini dal passato

Mondo racconta

Immagini dal passato

Immagini dal passato

Mondo nel suo forno

Immagini dal passato

Immagini dal passato

Mondo in Via Nazionale, al Borgo

Immagini dal passato

Immagini dal passato

Mondo, 1940

Immagini dal passato
Testi e foto di Mauro Delgrosso
Tutti i diritti sono riservati, proprietà esclusiva del portale Valtaro.it, é vietata ogni forma di utilizzo non autorizzato.

 

Mondo Binacchi Alpino, classe 1915: quattro fronti, una ferita grave, 22 mesi di prigionia in Germania. Un conflitto che lo ha tenuto per sette anni lontano da casa. Un uomo che, insieme a tanti altri, ha ricostruito Borgotaro e l'Italia, dopo il disastro della guerra. A lui e a molti altri, dobbiamo molto.
Una storia, una miriade di episodi,
che potrebbero tranquillamente comporre la trama di un film neorealista. Racconti come quello sulla torta di Natale 1943, o quello relativo al rischio della fucilazione per il furto di 83 patate, rubate per non morire di fame
L'incontro magico con una splendida persona, esempio di grande umanità, di grande coraggio e di saggezza. Una persona che raramente si ha la fortuna di incontrare e di conoscere.

Rischiare la fucilazione per 83 patate, rubate in campo di concentramento, per poter sopravvivere alla fame, per poter tirare avanti. Le patate, l'unica e ossessiva fonte di sostentamento per mesi, per anni. Graziato dalla bontà d'animo di un anziano secondino tedesco, anche lui sconvolto e coinvolto in una guerra non sua. Questo, e tanti altri avvenimenti, mi ha raccontato Edmondo, "Mondo" per tutti qui al Borgo, Binacchi. Ci vorrebbe un libro per scriverli tutti, un film per raccontarli.
Il suo viso bonario e vissuto me lo ricordo fin da bambino, quando, andavo a prendere la focaccia calda nel suo forno. Ancora oggi, a metà mattinata, un salto nel suo negozietto, ancora oggi tenuto da figli e nipoti, non me lo impedisce nessuno. Era tanto che la sua figura mi incuriosiva; l'universo di esperienze, che i suoi occhi profondi esprimono, mi attraeva.
Grazie alla sua pazienza e a Domenico Gavaini, il capogruppo dell'Associazione Alpini di Borgotaro, sono riuscito a passare qualche preziosa ora con lui, ad ascoltarlo; insieme abbiamo ripercorso con la memoria alcuni episodi del suo passato.
Il suo racconto del Natale 1943, nel campo polacco di Deblin, ti stringe il cuore; pensate, con una guerra appena perduta, prigioniero in Germania, con una "razione" giornaliera di soli 250 grammi di pane, un cucchiaio di zucchero, uno di marmellata e di margarina, l'alpino borgotarese e i suoi compagni sono riusciti a mettere via qualcosa, giorno per giorno, pensando a momenti migliori. Fino al giorno di Natale del 1943: Mondo si alza presto, come tutti i giorni; stacca un asse da una branda, sopra impasta un po' di farina rubata nella mensa da un suo amico, vi aggiunge i pochi ingredienti gelosamente nascosti nella cenere per giorni; con una specie di sfoglia e con gli avanzi di poche rape rosse mescolate alla poca marmellata, vi scrive sopra "Buon Natale". Il fondo di una vecchia latta fa da teglia, il camino alimentato a carbone é il forno. Mentre racconta, mi ripete: "mi son un furnar, ma so fa anca al pasticcere".
E qui il racconto di Mondo si vela di lacrime: in pochi di quelli che mangiarono in allegria la sua misera torta di Natale, sopravvissero alla furia degli eventi. Ma almeno per pochi istanti, poterono percepire ancora cos'era la solidarietà, la serenità e la speranza. Anche in campo di prigionia, anche se in condizioni misere, quando un uomo si ricorda di essere uomo, riesce a trovare la sua dignità e sa ancora cos'é la solidarietà.
Ma andiamo con ordine: seconda guerra mondiale, divisione Julia, 8° reggimento Alpini, Battaglione Tolmezzo. Mondo deve lasciare la madre vedova e, insieme ad un altro fratello, parte per il fronte albanese. Probabilmente la sua famiglia paga il fatto che suo padre, Liberato Binacchi da Suzzara, era un dichiarato anifascista. La sua epopea comincia con la ferita sul fronte greco; dopo una maldestra avanzata nella neve, a 2200 metri d'altezza: circondato insieme ai compagni, si vede costretto a ripiegare e, nel tentativo di conquistare un'altura, passando in una zona allo scoperto da ripari, viene ferito gravemente ad una gamba; tanti suoi compagni hanno la peggio, colpiti senza pietà dalle mitragliatrici. A braccia, in mezzo alle granate e agli spari, in mezzo alla neve alta, dopo ore di marcia, viene portato al riparo e medicato. Da Valona viene portato in Italia, nell'ospedale militare di Firenze. Qui viene curato male: un nido di pidocchi gli si infila nel gesso e gli divora parte della gamba colpita: una menomazione che lo segnerà per la vita, ma sarà anche la sua fortuna; forse per questo é ancora vivo. Infatti, appena ristabilitosi, ancora malconcio ma zoppo, viene destinato al fronte jugoslavo, evitando di essere spedito con l'ARMIR in quel macello che si chiama Russia. Qui il battaglione Tolmezzo pagherà un tributo di vite altissime: quasi tutti morti, durante la terribile ritirata.
In Jugoslavia, sotto il comando del Gen. D'Amico, viene raggiunto dall'armistizio del 8 settembre 1943: il Generale comanda la guarnigione di Ragusa e Mondo é il suo attendente; secondo il racconto di Binacchi, il Generale aveva preso prigionieri tutti i tedeschi presenti e stava trattando la loro consegna agli alleati; uno strano e misterioso incidente automobilistico causa la sua morte e i ruoli dei soldati si invertono: i prigionieri diventano aguzzini.
Da allora, fino alla fine della guerra, l'Alpino Mondo si trasforma nel "prigioniero Mondo". Un altro internato, piccolino e furbetto, unisce la sua sorte a quella del borgotarese: Santolamazza Francesco di Castelmadama, Roma, fanteria. Resteranno amici anche dopo la guerra, per sempre uniti da quello che passarono e superarono insieme. Mondo ripete più volte; "E pensare che quel piccoletto, romano, appena conosciuto mi stava anche antipatico: voleva la mia branda e io ero più grosso di lui"; "era furbo, intelligente e mi ha salvato la vita tante volte. Non ci siamo mai più separati, siamo diventati come due fratelli".
I due ne passano di tutti i colori: attendenti in un campo di prigionia per ufficiali italiani (33 uomini che servivano 12.000 ufficiali!), becchini in un campo di malati di TBC, braccianti nelle campagne olandesi, operai nelle fabbriche di Essen e di Bremen a costruire sommergibili.
Tra un bombardamento alleato e l'altro, malnutriti, maltrattati (sotto le bombe non avevano diritto ai rifugi antiaerei), picchiati; di notte impegnati a fuggire dalle baracche per andare a rubare un po' di cibo nelle campagne, sempre a rischio della vita. Eroi della sopravvivenza, della volontà del vivere, nonostante la disperazione che li circondava. Sempre con nel cuore l'Italia e il senso di patria. Ne' con la Repubblica di Salò, la scelta più facile per gli internati, ne' con i disertori allo sbando. Ha continuato a servire la Patria da Alpino, da soldato anche se prigioniero, rispettoso della divisa che portava. La scelta più difficile, quella più rischiosa.
Finita la guerra, salvata la vita, tornato a casa, con niente in tasca, ha ricostruito, insieme a tanti volenterosi, l'Italia in cui viviamo; abbiamo la memoria corta, a volte ci comportiamo indegnamente nei confronti di persone come Mondo: dimenticandolo, dimenticando i suoi sacrifici e le tante vite distrutte.  Non bisogna scordarlo mai.
Mondo Binacchi, un uomo buono, buono come il pane che ha sfornato per tutta una lunga vita, dopo una lunga guerra.