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Progetto
per il trattamento e la gassificazione dei rifiuti: su
sollecitazione della Comunità Montana, la parola passa al comune di
Borgotaro, che, entro 60 giorni, dovrà decidere se accogliere sul suo
territorio un impianto per smaltire quasi 40.000 tonnellate. Chiusa, non senza polemiche, l'era della discarica, si aprirà quella delle
ciminiere? |
Sessanta giorni: è il tempo che la Comunità Montana, dal 24 giugno scorso e attraverso una comunicazione formale, frutto di una sua delibera, ha messo a disposizione del comune di Borgo Val di Taro, per decidere sulla creazione e sul posizionamento di un impianto industriale per la gassificazione dei rifiuti, ovviamente all’interno del perimetro del comune stesso.
La gassificazione è un processo, altamente complesso e in parte ancora sperimentale, per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di tutta una serie di rifiuti industriali (anche rifiuti ospedalieri, gomme e PVC), che attraverso dei processi a varie temperature e in presenza di ridotte quantità di ossigeno (quando l’ossigeno è assente si parla di “pirolisi”) trasformano
dei materiali in gas.
La vicenda del gassificatore dei rifiuti parte dalla pubblicazione, da parte delle Comunità Montana, il 5 maggio 2006, di un bando di gara per un
"project financing", per l’importo di 20 milioni di euro, per il trattamento e smaltimento dei rifiuti. Da questa data, con delega esplicita della conferenza dei comuni del territorio, la Comunità Montana ha proceduto nella creazione di un gruppo di lavoro e alla creazione di un progetto specifico, dove sono stati affrontati
e risolti in linea teorica i temi relativi all’ambiente, alla tecnologia adottate e alla sostenibilità economica.
Il Comune di Borgotaro, già interessato in passato da un progetto simile (finito male) della Comunità Montana, allora retta da Gabriella Olari, unico tra i comuni coinvolti, ha designato un suo esperto (un
famoso professore del Politecnico di Milano), che ha seguito tutte le fasi del progetto stesso.
In conseguenza di questo atto informativo, a questo punto, al Comune di Borgotaro, messo di fatto politicamente e amministrativamente con le spalle al muro, non resta che decidere definitivamente sul futuro di questo impianto, potenzialmente in grado di trattare quasi 37.000 tonnellate di rifiuti, a fronte di una produzione strettamente locale di poco meno di 10.000. La differenza, necessaria per la convenienza economica dell’impianto, come accadde a suo tempo per la discarica dei Piani di Tiedoli, sarebbe
necessariamente reperita sul “mercato” prossimo (definito sempre come locale) di Salsomaggiore e Fidenza, nonché sul pericoloso, in quanto difficilmente controllabile
nei contenuti, dopo la “vicenda Napoli”, “mercato” nazionale.
In pratica, la Comunità Montana, messa alle strette dalla scadenza del 1 gennaio 2009 per definire il piano di smaltimento dei rifiuti comprensoriali, in integrazione anche al piano provinciale, ha concluso tecnicamente e amministrativamente il compito di cui era stata incaricata formalmente dalle amministrazioni comunali locali; a questo punto,
probabilmente anche per avere meno responsabilità politiche dirette, ha chiesto conferma al comune di Borgotaro sulle sue intenzioni, spostando inequivocabilmente sulla giunta Oppo l’onere della decisione.
Ha passato la patata bollente, anzi, il "rifiuto bollente".
L’accettazione del progetto, da parte della giunta Oppo, produrrebbe la pubblicazione di un immediato bando di gara a completamento del processo di project financing, con l’individuazione (probabilmente in una zona prossima all’impianto preselettore di rifiuti dei Piani di Tiedoli o in prossimità dell’area industriale) del sito di costruzione dell’impianto di trattamento. L’impianto, in poco tempo, sarebbe operativo.
Il rifiuto del progetto, anche se poco comprensibile a livello di logica, vista la designazione pregressa della figura di un tecnico di fiducia inserito nella commissione che ha stilato il progetto,
vista la creazione di un preselettore, comporterebbe la ricerca, da parte della Comunità Montana, di un altro sito, in un altro comune, dove costruire il gassificatore.
A questo punto, il compito degli amministratori del comune di Borgotaro appare piuttosto difficile e complicato;
la decisione, molto difficilmente, potrà essere rimandata; il tema è uno di quelli per cui qualunque cosa si faccia o si dica si è certi di avere tutta l’opinione pubblica schierata contro. In pratica è come presentarsi davanti ad un plotone d’esecuzione con le armi spianate, chiedendo la grazia: le possibilità di sopravvivenza sono molto poche. Oppo, allo stesso tempo, sarà sicuramente interessato e attratto dal possibile risparmio sulle tariffe e da qualche probabile forma di compensazione finanziaria ad indennizzo della scomoda presenza dell’impianto di trattamento, dei fumi immessi nell’aria, del traffico di camion carichi di rifiuti provenienti da tutt’Italia e delle ciminiere.
Ma, come accade di consueto in altri luoghi, per la creazione di inceneritori e sistemi di trattamento dei rifiuti, chi proporrà la cosa, quasi sicuramente, si troverà contro buona parte della popolazione; molta gente sarà preoccupata per gli aspetti sanitari, soprattutto dei bambini: questo per varie ragioni, per i vari scandali che sono emersi a livello nazionale, e per il concetto, sempre ben presente, che quello che non c’è non può far male; chi ha investito nel mattone, si troverà di fronte alla sicura svalutazione delle proprietà immobiliari e dei terreni; sarà molto più difficile vendere o affittare delle case vacanza o dei poderi in prossimità di un impianto industriale per il trattamento dei rifiuti. Anche gli aspetti occupazionali, vista l’alta meccanizzazione dei processi e il tema trattato, è una leva poco appetibile per smorzare gli animi accesi.
Sicuramente, l’opposizione farà il suo mestiere, a questo punto “sparando, come si dice in questi casi, sulla Croce Rossa”: gli basterà mettere in evidenza le possibili incongruenze di una linea politica che pensa al trattamento industriale dei rifiuti e allo stesso tempo alla presenza di prodotti come il fungo IGP e le coltivazioni biologiche, nonché la certificazione ambientale del comune di Borgotaro. Anche il turismo diverrebbe un tema tabù.
Non ultimo, l’esperienza della gestione tumultuosa della discarica di Tiedoli, è ancora ben presente nella memoria dei cittadini borgotaresi: quello che era apparso come un sistema per gestire la crisi dei rifiuti locali, in grado di creare benefici economici per tutti, alla fine, si trasformò in un grosso problema; che non ha lasciato nulla di concretamente tangibile a livello economico e ha portato oltretutto a pagare delle bollette per i rifiuti veramente salatissime.
Un’eventuale consultazione popolare, un referendum, con ogni probabilità, avrebbe un esito più che scontato, si trasformerebbe, per chi fosse
a favore della costruzione, in una bocciatura. Che sarebbe forse poco importante per Oppo, ormai alla seconda,
e quindi ultima, legislatura, ma che lascerebbe una pesante, e difficilmente gestibile, eredità politica ai suoi colleghi di giunta.
Articoli sul tema:
www.valtaro.it/smaltimento_rifiuti_2008/
www.valtaro.it/discarica_2007/
www.valtaro.it/incendio_discarica_monte_ardone/
http://www.valtaro.it/preselettore/index.htm
www.valtaro.it/rifiuti_convegno2005/

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