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Prese
d'acqua sul Taro: parla Enìa, con le parole del suo
presidente, Luciano Ferri. Idee progettuali, un cenno alle polemiche
di alcuni amministratori locali e, alla
fine, investimenti per 400 milioni di Euro .
L'arte
del "punto di vista"
- di Mauro Delgrosso. |

Prese d'acqua nel
Taro: parla Enìa
Per Luciano Ferri, presidente di Enìa Parma, ‘quella messa in atto da alcuni amministratori della montagna è una finta battaglia, che non è utile a nessuno, tanto meno ai cittadini.’
E, in merito alle captazioni idriche nei fiumi Taro e Ceno, spiega che, ‘per ora, si tratta di un’idea progettuale.’
Per Ferri il problema è inesistente,‘e per questo va chiarito. Parma – dice - ha tutta l’acqua che vuole solo, quella dei fiumi, è decisamente migliore di quella dei pozzi, che è inquinata. Per questo ci sembra opportuno che l’acqua buona venga utilizzata dalle persone, e quella inquinata sia usata in agricoltura, magari costruendo nuovi bacini. Ma, il senso unico del nostro progetto, è utilizzare l’acqua di qualità migliore.’
La montagna, in cambio, chiede un riequilibrio territoriale, ed Enìa si dice disposta a sedersi attorno ad un tavolo a discutere.
‘Questa idea rientra in un piano provinciale, che riguarda anche le strutture acquedottistiche, che versano in pessime condizioni. Nei prossimi tre anni si prevedono interventi per 400 milioni di euro per sistemarle.
Il problema – per Ferri – è che vi sono troppe gestioni, e poca unità
d’intenti.’
Il progetto si aggira intorno ai 25 milioni di euro. Gli esperti, dopo attenti studi, decideranno i bacini da costruire. Per ora non è dato sapere con certezza quanta acqua verrà prelevata.
‘Solo in fase progettuale – prosegue il presidente di Enìa – sapremo quanti metri cubi potremo captare, anche in base all’acqua che vi sarà a disposizione. E lo stesso dicasi per i costi che i cittadini dovranno affrontare. Non saremo certo noi a decidere, ci sono delle tariffe, e su quelle ci baseremo.’
A monte dei due punti di captazione, che sono stati identificati a Serravalle, in comune di Varano e a Citerna Taro, gli impianti di depurazione a norma sono pochi.
‘Ed è su questo tema che la montagna dovrebbe battagliare – precisa Ferri – Chieda che si facciano investimenti sulla depurazione, in queste zone. Da noi avrà la massima disponibilità.’
In merito alle spese, a carico dei cittadini, Ferri tranquillizza. ‘La depurazione dell’acqua si fa in base ai parametri di legge, e con lei anche i costi, che saranno quelli che sono applicati normalmente, che rientrano nella tariffa della bolletta.’
Gli investimenti, infine, che la montagna vorrebbe fossero a carico di Enìa, Ferri chiarisce che li farà ‘l’intera provincia. I bilanci parlano chiaro: nel settore idrico, i cittadini di Parma, molto più numerosi di quelli della montagna, pagano investimenti che si stanno facendo su tutto il territorio, non solo in città.’
Roberta Maggioni
L'arte
del "punto di vista" - di Mauro Delgrosso
Punti di vista, o
forse ancor più semplicemente, interessi totalmente diversi: la pianura,
come già scritto più volte, ha sete, la montagna ha semplicemente fame.
Noi abbiamo l'acqua limpida, anche grazie allo spopolamento, alla totale
mancanza di industrie e di infrastrutture, la pianura ha il pane, e anche il
companatico, vista la sua ricchezza di risorse finanziarie e umane. Poco
alla volta, la pianura si sta bevendo la montagna, senza troppi problemi,
risalendo gli alvei, visto lo spopolamento e le crisi generali (leggi
Fincuoghi).
Dal suo punto di vista, Luciano Ferri, con tutto il suo potere, ha non una,
ma mille ragioni. Lui ha i soldi, lui rappresenta la massa assetata contro
pochi, lui ha dietro la politica che conta, che non cambia rotta nei
progetti decisivi; lui ha il consenso dell'economia, snocciolando cifre da
capogiro. Lui, o almeno quello che rappresenta, diventerà un ingranaggio,
sempre più esteso, di una struttura che gestirà le acque, i rifiuti e
l'energia di mezza Italia del nord. Comandato dai capitali della borsa.
A noi, poveri ultimi
superstiti della montagna, con in mano un bel pugno di mosche, con una
classe politica incapace di unirsi e di parlare una sola lingua, almeno
davanti ai grandi temi strategici, alle scelte per i loro figli e nipoti,
non resta che prendere atto di un futuro che si preannuncia sempre meno
facile da sostenere. Siamo rimasti in quattro gatti e riusciamo pure a non
andare d'accordo.
Non credete a queste facili profezie? Andate a leggervi i dati delle nostre
anagrafi comunali, parlano da soli.
Mauro Delgrosso
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