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Testi e foto di
Mauro Delgrosso
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Belforte, immerso nella
nebbia di novembre |

Le querce secolari della
Galla di Belforte |

Belforte, immerso nella
nebbia di novembre |

Belforte, i cacciatori sono
pronti per il "rito" |

Il campanile di Gorro,
immerso nella nebbia di novembre |

Belforte, mentre si
caccia, in una stalla si munge il latte per i vitelli, ancora a mano |

Una foglia, morta
come il cinghiale, in autunno |

Il cane da caccia |

Un cinghiale morto da
pochi istanti, vittima della battuta di caccia |

Su uno sperone di roccia,
in osservazione |

Su uno sperone di roccia,
in attesa |

Su uno sperone di roccia,
in attesa |

Il cane da caccia |

Una cascatella, nel bosco |

Ultimi funghi del bosco
d'autunno |

Un guado, veloce |

Punto della situazione |

Verso le "poste",
di corsa |

cani alla ricerca |

Ultimi funghi del bosco
d'autunno |

Il bosco, in novembre,
durante la caccia |

Paolo e Marco |

pronti al movimento... |

Peppino e Guido |

Paesaggio, d'autunno |

Una pietra e il muschio
verde d'autunno |

Paesaggio, d'autunno |

Lunga attesa |

Arriva il cinghiale... la tensione aumenta |

Lunga attesa |

Ultimi funghi del bosco
d'autunno |

Ultimi funghi del bosco
d'autunno |

Ultimi funghi del bosco
d'autunno |

Uomini e cani |

Controllo della posizione |

Uomini e cani |

Un'impronta |

Si prosegue a piedi |

Una fontanella nel bosco,
utilizzata dai cinghiali |

Dentro al bar della Norma,
ad Ostia: si aspetta l'alba, prima della battuta |

Ostia Parmense, prima
dell'alba |

Dentro al bar della Norma,
ad Ostia: si aspetta l'alba, prima della battuta |

Cacciatori di Belforte |

Carlo! |

Cacciatori di Belforte |

Dentro al bar della Norma,
ad Ostia: si aspetta l'alba, prima dell'inizio della battuta |

Si formano le squadre e si
decidono i luoghi |

Dentro al bar della Norma,
ad Ostia: si aspetta l'alba, prima dell'inizio della battuta |

Dentro al bar della Norma,
ad Ostia: si aspetta l'alba, prima dell'inizio della battuta |

Fuori dal bar della Norma,
ad Ostia: si fanno le squadre, é ora |

Dentro al bar della Norma,
ad Ostia: si aspetta l'alba, prima dell'inizio della battuta |

Nel rifugio di caccia:
tanti discorsi tra cacciatori |

La carta con l'estensione dell'Azienda Faunistica Venatoria di Belforte: 21 milioni di metri quadri! |

Nel rifugio di caccia:
tanti discorsi tra cacciatori |

Nel rifugio di caccia,
dopo la battuta: discorsi tra cacciatori |

Tardo pomeriggio, polenta
e ovviamente stracotto di cinghiale, pronti per la cena dei cacciatori |

Nel rifugio di caccia,
dopo la battuta: discorsi tra cacciatori |

Facce da cacciatori |

Nel rifugio di caccia,
dopo la battuta: discorsi tra cacciatori |

Facce da cacciatori |

Facce da cacciatori |

Facce da cacciatori |

Facce da cacciatori |
Testi e foto di
Mauro Delgrosso
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La
caccia, uno degli
aspetti della tradizione locale, che riesce ancora a suscitare nella gente sensazioni e forti reazioni: tante opinioni contrastanti e
l'attribuzione di significati molto diversi.
Uno sport,
o meglio una
sorta di ancestrale
rito collettivo,
crudele e sacro nello stesso tempo, dove si celebra il trionfo della forza
della vita, dove emerge l'unione delle persone nel perseguire uno scopo;
il tutto condito dalla tragicità della morte violenta. Non é un'attività snob, per pochi
e ricchi eletti: qui, in Valtaro, come capita spesso, una
frazione intera, con tutte le sue famiglie, partecipa alla stagione di
caccia. E' di fatto uno degli ultimi aspetti sociali della
nostra decimata cultura contadina, giunto a noi direttamente
dal tempo remoto e che, purtroppo, sta perdendo alcuni importanti
significati.
Un rito
che
dura una giornata
intera, che vede, per il suo svolgimento, contrapposti uomini e
animali; che si ripete, anzi
si celebra, in questa stagione; con i bilanci e gli stati d'animo dell'autunno,
con le sue condizioni meteorologiche. Che rimarrà tale, forse per
ancora poco tempo. |
Più ti allontani
dalla nostra montagna, dalla Valle e più, parlando di caccia con
qualcuno, fai fatica a farti capire; a volte, facendone cenno, fai
inorridire le persone.
Eppure, non so cosa sia più disumano: se occuparsi di qualche falso problema
etico ambientalista o continuare a far vivere le famiglie nel degrado
ambientale di un quartiere metropolitano periferico. Forse é il solito fumo
negli occhi.
Non so se sia più innaturale allevare un suino, in una stalla intensiva di
qualche metro quadrato, macellarlo senza per lui nessuna speranza in un
mattatoio industriale (sono un vero orrore, andate a visitarne uno, se non
ci credete!) o permettere ad un branco di cinghiali di riprodursi e vivere
su un territorio, cercando di sopravvivere al periodo della caccia. Il
cacciatore, anche se per una forma di divertimento personale, si assume la
responsabilità morale di abbattere l'animale, che poi mangerà. Forse, per
certi aspetti, é più crudele una massaia che compera per qualche dieta solo
petti di pollo o fettine di vitello da latte, senza farsi troppe domande;
magari permettendo di scartare parte del resto dell'animale morto, e questo
solo perché si rivela poco economico da trattare. Non so...
Il tema della caccia
é sempre stato spinoso: sembra che non esistano mezze misure. O la tolleri,
e magari la pratichi, o sei contro, sempre e in ogni caso visceralmente
contro.
A nessuno piace sentir parlare di animali uccisi, magari con una fucilata,
in mezzo alla campagna. Pochi però, pensano agli animali come esseri
viventi, che diventano il nostro pasto.
I media, nel recente passato, forse hanno esagerato nel colpevolizzare i
cacciatori. Premetto: io non sono un cacciatore e non vado a caccia.
Mi infastidiscono ed ho fortemente paura solo delle persone stupide e
superficiali: anche tra i cacciatori ne esistono, come in ogni categoria di
uomini. Anche qui, in Valtaro, incontri ogni tanto qualche deficiente,
intento a sparare a qualche metro dalle strade o vedi qualche altro
mentecatto che tira fucilate, senza precauzioni e senza riflettere troppo,
in zone dove si va per funghi o a fare trekking. Esistono pochi e sparuti
casi; vanno puniti, in modo inflessibile e rigoroso, anche e soprattutto per
l'incolumità delle persone.
Ma esistono anche dei veri signori, degli aristocratici signori della
caccia, con un grande rispetto dell'ambiente naturale, dell'uomo come
essenza principale dell'universo e del mondo animale. Ne conosco molti,
tantissimi sparsi per tutta la nostra Valle.
Sabato scorso, per
potermi documentare sull'argomento, ho accettato volentieri l'invito di un
gruppo di cacciatori di Belforte; anni fa, si sono riuniti in un AFV
(Azienda Faunistica Venatoria), creando una riserva di caccia
autoregolamentata e controllata di oltre 21 milioni di metri quadri; nel
territorio che hanno deciso di gestire, in accordo con tutti i proprietari,
la caccia è permessa a pochissime persone residenti o comunque legate
alla frazione; per loro scelta e per mantenere un giusto equilibrio, la
stagione venatoria inizia con alcune settimane di ritardo rispetto alla
stagione ufficiale e termina in funzione della programmazione che tiene
conto dell'andamento dell'anno. Gli abbattimenti sono controllati, così come
il controllo delle specie residenti. In poco tempo, dopo la costituzione
della riserva, la fauna locale si é arricchita, sia numericamente che sotto
il profilo delle varietà. Molti sentieri sono stati riaperti e il controllo
sul territorio é divenuto capillare. I soliti uniti e laboriosi abitanti di
Belforte.
Cosa si prova a
seguire una battuta di caccia al cinghiale? Più o meno questo...
Ci si alza prestissimo, quando fuori fa freddo e il buio é completo. Devi
fare una colazione abbondante e caldissima: probabilmente ci sarà da correre
e si salterà il pranzo. Vestiti leggeri, ma caldi, resistenti e
protettivi; scarponi anfibi, mantella per la pioggia e cappello, ben
protettivo.
Ritrovo nel mitico bar della Norma, ad Ostia Parmense: arrivo e parcheggio
la jeep, fuori é ancora buio,
fa freddo e piove. Le previsioni sono per il bello, almeno per un tempo
stabile. Un controllo delle liste dei presenti, un controllo delle dotazioni
e quindi si decide il luogo della prima battuta. E' un momento particolare,
abbastanza delicato: la strategia che si sceglie impronterà tutta la
giornata. Si fanno le squadre e si decidono i luoghi di "posta": nella
caccia con i cani, forse la più emozionante, si attende il passaggio degli
animali, spinti dalle mute, restando immobili anche per ore.
Il
primo pensiero é per la messa in sicurezza delle persone che partecipano
alla battuta e a quelle che possono transitare: mai incrociare la
traiettoria dei tiri, sempre controllare il terreno.
Alcuni attimi ancora e si parte; si carica tutto, "armi e bagagli" appunto,
sui fuoristrada; tutti insieme, anche con i cani, dentro alle loro gabbie da
viaggio: vi assicuro che il "profumo" di "cane bagnato" non é dei migliori;
soprattutto non vi abbandona più, se avete la disgraziata fortuna di avere un
contatto fisico con loro!
Giunti ai limiti della zona di caccia, si scende: si indossa il giubbino
arancione, lo zaino in spalla e via per qualche chilometro.
Io al posto del
fucile, ho la mia macchina fotografica. Ci si apposta, addossati agli
alberi, in piedi e ben attenti: si comunica con le radio; pochi attimi e i
cani vengono sciolti; cominciano la battuta, a qualche centinaio di metri,
sotto di noi.
Il clima é perfetto, é autunnale: non troppo freddo, una nebbia bianca e
alta, nessuna forma di vento.
Silenzio, silenzio totale per alcuni minuti. Poi un latrato; e poi, a
seguire, tanto abbaiare convulso e corale: i bracchi hanno scovato un piccolo branco.
Inizia l'attesa frenetica dell'arrivo, ammesso di aver scelto il luogo
giusto.
Il bosco intorno, improvvisamente, si anima e ti sembra che tutto si muova:
senti che ti scorrono vicino tante ombre, velocissime; senti degli zoccoli
che corrono sulla terra del bosco.
Un po' hai paura: si possono incontrare
animali in corsa che superano i due quintali. Trovarsi sulla loro strada, non armato
come lo ero io, non é il massimo del divertimento, può essere estremamente
pericoloso. Mi guardo intorno: c'é un
bel albero comodo da scalare, pronto per accogliermi, nel caso di bisogno.
Poi una serie di spari, tre, tre e ancora due colpi. La radio gracchia:
parlano di tre abbattimenti, poco lontani. Avverto i miei vicini che mi muovo, mi
avvicino al alugo dell'abbattimento: l'odore dello sparo e di qualcosa di bruciato, mescolato ai forti
profumi umidi del bosco, é ancora presente. Vedo l'animale che é appena
morto: confesso che un po' mi intristisce, un po' mi fa pena. Forse é per
questo che non vado a caccia.
Le emozioni e i sensi però ci sono tutti, sono tutti coinvolti: percepisci
un brivido veramente
irripetibile, ancestrale e un po' animalesco; tutti i tuoi sensi ne sono
sconvolti, tutta la tua pelle ascolta ed é partecipe del mondo che ti
circonda. La giornata continua con altre due battute, meno fortunate per
noi, di più per gli animali: nessun capo viene abbattuto.
Ho l'occasione di
rimanere per alcune ore pressoché immobile, sopra ad una roccia su un canalone, insieme con il
mio amico Paolo, il "contadino-manager".
Posso così restare in silenzio,
intagliando un pezzo di legno, mentre medito; mentre i miei sensi sono tutti
vigili, pronti a "tirare" uno scatto. Vi assicuro che anche questa
é un'esperienza
veramente unica: meditare, restare con se stessi, ed essere attenti al mondo che ti circonda, per
ore.
Alle quattro, c'é la ritirata; dopo aver recuperato tutti i cani (é una
grande faticaccia!), si rientra nella civiltà: finalmente un ambiente
accogliente, caldo
di stufa a legna; un altro contrasto dei sensi, anche questo fortissimo: la pelle del
viso "rinviene", un calore fortissimo ti prende la faccia e gli occhi.
Mi riprendo con un bel bicchiere di vino rosso, con una fetta di pane nostrano,
sormontato di coppa e di mortadella; siamo di nuovo tutti insieme, tutti a raccontare e a
fantasticare. In pochi minuti la realtà diventa un po' fantasia; giusto il
tempo di arrivare all'ora di cena. Ovviamente tutti insieme.
Come sempre Belforte si dimostra un posto antico e un po' magico, come anche
i suoi abitanti: si parlano con un semplice sguardo, hanno poche regole non
scritte, ma rispettate da tutti, come se temessero il giudizio di Dio; hanno
il coraggio e il merito di portare ai giorni nostri un pezzo del passato,
anche attraverso l'esercizio dell'antica e terribile arte della caccia.
Sulla loro terra, con le loro tradizioni, con i loro metodi rispettosi della
natura; con il loro solito grande stile di vita da montanari.
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