Home Page Newsletter Guestbook Contattaci Cerca nel sito
Località Rubriche Turismo Cultura Ambiente
 
Borgotaro - Belforte, Gorro e Baselica       22 Novembre 2003 02

Immagini di una giornata a caccia
di cinghiali

Un giorno insieme ai cacciatori di cinghiali,
nei boschi di Belforte

 

Click per ingrandire
Testi e foto di Mauro Delgrosso
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.


Belforte, immerso nella nebbia di novembre

Le querce secolari della Galla di Belforte

Belforte, immerso nella nebbia di novembre

Belforte, i cacciatori sono pronti per il "rito"

Il campanile di Gorro, immerso nella nebbia di novembre

Belforte, mentre si caccia, in una stalla si munge il latte per i vitelli, ancora a mano

Una foglia, morta come il cinghiale, in autunno

Il cane da caccia

Un cinghiale morto da pochi istanti, vittima della battuta di caccia

Su uno sperone di roccia, in osservazione

Su uno sperone di roccia, in attesa

Su uno sperone di roccia, in attesa

Il cane da caccia

Una cascatella, nel bosco

Ultimi funghi del bosco d'autunno

Un guado, veloce

Punto della situazione

Verso le "poste", di corsa

cani alla ricerca

Ultimi funghi del bosco d'autunno

Il bosco, in novembre, durante la caccia

Paolo e Marco

pronti al movimento...

Peppino e Guido

Paesaggio, d'autunno

Una pietra e il muschio verde d'autunno

Paesaggio, d'autunno

Lunga attesa

Arriva il cinghiale... la tensione aumenta

Lunga attesa

Ultimi funghi del bosco d'autunno

Ultimi funghi del bosco d'autunno

Ultimi funghi del bosco d'autunno

Uomini e cani

Controllo della posizione

Uomini e cani

Un'impronta

Si prosegue a piedi

Una fontanella nel bosco, utilizzata dai cinghiali

Dentro al bar della Norma, ad Ostia: si aspetta l'alba, prima della battuta

Ostia Parmense, prima dell'alba

Dentro al bar della Norma, ad Ostia: si aspetta l'alba, prima della battuta

Cacciatori di Belforte

Carlo!

Cacciatori di Belforte

Dentro al bar della Norma, ad Ostia: si aspetta l'alba, prima dell'inizio della battuta

Si formano le squadre e si decidono i luoghi

Dentro al bar della Norma, ad Ostia: si aspetta l'alba, prima dell'inizio della battuta

Dentro al bar della Norma, ad Ostia: si aspetta l'alba, prima dell'inizio della battuta

Fuori dal bar della Norma, ad Ostia: si fanno le squadre, é ora

Dentro al bar della Norma, ad Ostia: si aspetta l'alba, prima dell'inizio della battuta

Nel rifugio di caccia: tanti discorsi tra cacciatori

La carta con l'estensione dell'Azienda Faunistica Venatoria di Belforte: 21 milioni di metri quadri!

Nel rifugio di caccia: tanti discorsi tra cacciatori

Nel rifugio di caccia, dopo la battuta: discorsi tra cacciatori

Tardo pomeriggio, polenta e ovviamente stracotto di cinghiale, pronti per la cena dei cacciatori

Nel rifugio di caccia, dopo la battuta: discorsi tra cacciatori

Facce da cacciatori

Nel rifugio di caccia, dopo la battuta: discorsi tra cacciatori

Facce da cacciatori

Facce da cacciatori

Facce da cacciatori

Facce da cacciatori
Testi e foto di Mauro Delgrosso
Tutti i diritti sono riservati, proprietà esclusiva del portale Valtaro.it, é vietata ogni forma di utilizzo non autorizzato.

 

La caccia, uno degli aspetti della tradizione locale, che riesce ancora a suscitare nella gente sensazioni e forti reazioni: tante opinioni contrastanti e l'attribuzione di significati molto diversi.
Uno sport, o meglio una sorta di ancestrale rito collettivo, crudele e sacro nello stesso tempo, dove si celebra il trionfo della forza della vita, dove emerge l'unione delle persone nel perseguire uno scopo; il tutto condito dalla tragicità della morte violenta. Non é un'attività snob, per pochi e ricchi eletti:  qui, in Valtaro, come capita spesso, una frazione intera, con tutte le sue famiglie, partecipa alla stagione di caccia. E' di fatto uno degli ultimi aspetti sociali della nostra decimata cultura contadina, giunto a noi direttamente dal tempo remoto e che, purtroppo, sta perdendo alcuni importanti significati.
Un rito che
dura una giornata intera, che vede, per il suo svolgimento, contrapposti uomini e animali; che si ripete, anzi si celebra, in questa stagione; con i bilanci e gli stati d'animo dell'autunno, con le sue condizioni meteorologiche. Che rimarrà tale, forse per ancora poco tempo.

Più ti allontani dalla nostra montagna, dalla Valle e più, parlando di caccia con qualcuno, fai fatica a farti capire; a volte, facendone cenno, fai inorridire le persone.
Eppure, non so cosa sia più disumano: se occuparsi di qualche falso problema etico ambientalista o continuare a far vivere le famiglie nel degrado ambientale di un quartiere metropolitano periferico. Forse é il solito fumo negli occhi.
Non so se sia più innaturale allevare un suino, in una stalla intensiva di qualche metro quadrato, macellarlo senza per lui nessuna speranza in un mattatoio industriale (sono un vero orrore, andate a visitarne uno, se non ci credete!) o permettere ad un branco di cinghiali di riprodursi e vivere su un territorio, cercando di sopravvivere al periodo della caccia.  Il cacciatore, anche se per una forma di divertimento personale, si assume la responsabilità morale di abbattere l'animale, che poi mangerà. Forse, per certi aspetti, é più crudele una massaia che compera per qualche dieta solo petti di pollo o fettine di vitello da latte, senza farsi troppe domande; magari permettendo di scartare parte del resto dell'animale morto, e questo solo perché si rivela poco economico da trattare. Non so...

Il tema della caccia é sempre stato spinoso: sembra che non esistano mezze misure. O la tolleri, e magari la pratichi, o sei contro, sempre e in ogni caso visceralmente contro.
A nessuno piace sentir parlare di animali uccisi, magari con una fucilata, in mezzo alla campagna. Pochi però, pensano agli animali come esseri viventi, che diventano il nostro pasto.
I media, nel recente passato, forse hanno esagerato nel colpevolizzare i cacciatori. Premetto: io non sono un cacciatore e non vado a caccia.
Mi infastidiscono ed ho fortemente paura solo delle persone stupide e superficiali: anche tra i cacciatori ne esistono, come in ogni categoria di uomini. Anche qui, in Valtaro, incontri ogni tanto qualche deficiente, intento a sparare a qualche metro dalle strade o vedi qualche altro mentecatto che tira fucilate, senza precauzioni e senza riflettere troppo, in zone dove si va per funghi o a fare trekking. Esistono pochi e sparuti casi; vanno puniti, in modo inflessibile e rigoroso, anche e soprattutto per l'incolumità delle persone.
Ma esistono anche dei veri signori, degli aristocratici signori della caccia, con un grande rispetto dell'ambiente naturale, dell'uomo come essenza principale dell'universo e del mondo animale. Ne conosco molti, tantissimi sparsi per tutta la nostra Valle.

Sabato scorso, per potermi documentare sull'argomento, ho accettato volentieri l'invito di un gruppo di cacciatori di Belforte; anni fa, si sono riuniti in un AFV (Azienda Faunistica Venatoria), creando una riserva di caccia autoregolamentata e controllata di oltre 21 milioni di metri quadri; nel territorio che hanno deciso di gestire, in accordo con tutti i proprietari, la caccia è permessa a pochissime persone residenti o  comunque legate alla frazione; per loro scelta e per mantenere un giusto equilibrio, la stagione venatoria inizia con alcune settimane di ritardo rispetto alla stagione ufficiale e termina in funzione della programmazione che tiene conto dell'andamento dell'anno. Gli abbattimenti sono controllati, così come il controllo delle specie residenti. In poco tempo, dopo la costituzione della riserva, la fauna locale si é arricchita, sia numericamente che sotto il profilo delle varietà. Molti sentieri sono stati riaperti e il controllo sul territorio é divenuto capillare. I soliti uniti e laboriosi abitanti di Belforte.

Cosa si prova a seguire una battuta di caccia al cinghiale? Più o meno questo...
Ci si alza prestissimo, quando fuori fa freddo e il buio é completo. Devi fare una colazione abbondante e caldissima: probabilmente ci sarà da correre e si salterà il pranzo. Vestiti leggeri, ma caldi, resistenti e protettivi; scarponi anfibi, mantella per la pioggia e cappello, ben protettivo.
Ritrovo nel mitico bar della Norma, ad Ostia Parmense: arrivo e parcheggio la jeep, fuori é ancora buio, fa freddo e piove. Le previsioni sono per il bello, almeno per un tempo stabile. Un controllo delle liste dei presenti, un controllo delle dotazioni e quindi si decide il luogo della prima battuta. E' un momento particolare, abbastanza delicato: la strategia che si sceglie impronterà tutta la giornata. Si fanno le squadre e si decidono i luoghi di "posta": nella caccia con i cani, forse la più emozionante, si attende il passaggio degli animali, spinti dalle mute, restando immobili anche per ore. 
Il primo pensiero é per la messa in sicurezza delle persone che partecipano alla battuta e a quelle che possono transitare: mai incrociare la traiettoria dei tiri, sempre controllare il terreno.
Alcuni attimi ancora e si parte; si carica tutto, "armi e bagagli" appunto, sui fuoristrada; tutti insieme, anche con i cani, dentro alle loro gabbie da viaggio: vi assicuro che il "profumo" di "cane bagnato" non é dei migliori; soprattutto non vi abbandona più, se avete la disgraziata fortuna di avere un contatto fisico con loro!
Giunti ai limiti della zona di caccia, si scende: si indossa il giubbino arancione, lo zaino in spalla e via per qualche chilometro. 
Io al posto del fucile, ho la mia macchina fotografica. Ci si apposta, addossati agli alberi, in piedi e ben attenti: si comunica con le radio; pochi attimi e i cani vengono sciolti; cominciano la battuta, a qualche centinaio di metri, sotto di noi. 
Il clima é perfetto, é autunnale: non troppo freddo, una nebbia bianca e alta, nessuna forma di vento.
Silenzio, silenzio totale per alcuni minuti. Poi un latrato; e poi, a seguire, tanto abbaiare convulso e corale: i bracchi hanno scovato un piccolo branco. Inizia l'attesa frenetica dell'arrivo, ammesso di aver scelto il luogo giusto.
Il bosco intorno, improvvisamente, si anima e ti sembra che tutto si muova: senti che ti scorrono vicino tante ombre, velocissime; senti degli zoccoli che corrono sulla terra del bosco. 
Un po' hai paura: si possono incontrare animali in corsa che superano i due quintali. Trovarsi sulla loro strada, non armato come lo ero io, non é il massimo del divertimento, può essere estremamente pericoloso. Mi guardo intorno: c'é un bel albero comodo da scalare, pronto per accogliermi, nel caso di bisogno.
Poi una serie di spari, tre, tre e ancora due colpi. La radio gracchia: parlano di tre abbattimenti, poco lontani. Avverto i miei vicini che mi muovo, mi avvicino al alugo dell'abbattimento: l'odore dello sparo e di qualcosa di bruciato, mescolato ai forti profumi umidi del bosco, é ancora presente. Vedo l'animale che é appena morto: confesso che un po' mi intristisce, un po' mi fa pena. Forse é per questo che non vado a caccia.
Le emozioni e i sensi però ci sono tutti, sono tutti coinvolti: percepisci un brivido veramente irripetibile, ancestrale e un po' animalesco; tutti i tuoi sensi ne sono sconvolti, tutta la tua pelle ascolta ed é partecipe del mondo che ti circonda. La giornata continua con altre due battute, meno fortunate per noi, di più per gli animali: nessun capo viene abbattuto. 
Ho l'occasione di rimanere per alcune ore pressoché immobile, sopra ad una roccia su un canalone, insieme con il mio amico Paolo, il "contadino-manager". 
Posso così restare in silenzio, intagliando un pezzo di legno, mentre medito; mentre i miei sensi sono tutti vigili, pronti a "tirare" uno scatto. Vi assicuro che anche questa é un'esperienza veramente unica: meditare, restare con se stessi, ed essere attenti al mondo che ti circonda, per ore. 
Alle quattro, c'é la ritirata; dopo aver recuperato tutti i cani (é una grande faticaccia!), si rientra nella civiltà: finalmente un ambiente accogliente, caldo di stufa a legna; un altro contrasto dei sensi, anche questo fortissimo: la pelle del viso "rinviene", un calore fortissimo ti prende la faccia e gli occhi.
Mi riprendo con un bel bicchiere di vino rosso, con una fetta di pane nostrano, sormontato di coppa e di mortadella; siamo di nuovo tutti insieme, tutti a raccontare e a fantasticare. In pochi minuti la realtà diventa un po' fantasia; giusto il tempo di arrivare all'ora di cena. Ovviamente tutti insieme.
Come sempre Belforte si dimostra un posto antico e un po' magico, come anche i suoi abitanti: si parlano con un semplice sguardo, hanno poche regole non scritte, ma rispettate da tutti, come se temessero il giudizio di Dio; hanno il coraggio e il merito di portare ai giorni nostri un pezzo del passato, anche attraverso l'esercizio dell'antica e terribile arte della caccia.
Sulla loro terra, con le loro tradizioni, con i loro metodi rispettosi della natura; con il loro solito grande stile di vita da montanari.