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Testi e foto di
Mauro
Delgrosso
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fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é
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Livio Dallafiora |

Il panorama, da Caboara |

Armando dallafiora |

Caboara |

Caboara |

Caboara |

Anna con alcuni amici di
Milano |

Il massiccio del Pelpi |

Livio |

Caboara |

La Valle, davanti a
Caboara |

Una bella presenza...
anche a Caboara poteva mancare? |

Armando |

La Valle, davanti a
Caboara |

Prima e dopo la cura |

Un tramonto di novembre, a
Caboara |

Sergio, il cacciatore |

Un tramonto di novembre, a
Caboara, con vista su Molinatico |

From Caboara |

Amici di Milano |

Sempre bella presenza |

L'albero di mele |

Laggiù, Molinatico, il
monte |

L'albero, contro
l'orizzonte |

Un vecchio aratro |

Un albero, nella luce del
tramonto |

Due giovanotti: 77 e 78
anni! |

Le luci di un tramonto di
novembre, a Caboara |

Tramonto e pensieri;
davanti la campagna |

Le luci di un tramonto di
novembre, a Caboara |

Quel che resta del
pranzo...alla trattoria "da Mussi" |

Il forno a legna, come
nella notte dei tempi |

Tavolo con vista, nella
trattoria Mussi di Caboara |

Torte |

La dispensa |

Anna e la sua mitica
giardiniera |

Anna e sua madre tirano la
sfoglia |

Sfoglia |

Sfoglia |

Uno scorcio di Caboara |
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Uno scorcio di Caboara |

Uno scorcio di Caboara: la
doppia fontana |

Uno scorcio di Caboara |

Uno scorcio di Caboara:
casa Marchini, la vecchia osteria e bottega |

Uno scorcio del Groppo di
Caboara |

Uno scorcio di Caboara |

Uno scorcio di Caboara |

Vecchie stanze ad Arola di
Caboara: tanti ricordi |

Ormai una rarità: un vecchio
"bagno
all'aperto" |

L'interno del vecchio
"bagno all'aperto" |

Vecchie stanze ad Arola di
Caboara |

Un attrezzo per pigiare (folare)
l'uva |

Vecchie stanze ad Arola di
Caboara |

Vecchie stanze ad Arola di
Caboara |

Lo Stato... é stato anche
qui! |

Vecchie stanze ad Arola di
Caboara |

Due fratelli: Livio e
Armando Dallafiora |

Due fratelli e la casa
dove sono nati, al Groppo |

Due fratelli e la casa
dove sono nati |

Max e Armando |

La trattoria da Mussi a
Caboara |

Due fratelli, nella
campagna, come un tempo |

Il padrone di Caboara "di
sopra" |

Quando si dice "Guidare da cani" |

Il padrone di Caboara "di
sotto" |

Un pollaio a Groppo |

Verso il bosco, dietro a
Caboara, con il Pelpi di fronte |

La porta delle galline |

Due fratelli, nella
campagna, come un tempo |

Due vecchi amici si
incontrano: l'albero é stato piantato 50 anni fa, proprio da Livio |

Quad! |
Testi e foto di
Mauro
Delgrosso
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Caboara,
una frazione del comune di Compiano. Immersa in una valle
incontaminata, con un panorama da togliere il fiato, a metà strada tra
Borgotaro e Compiano.
Tre nuclei di
case: dopo anni
di abbandono, i due centri che sono ancora abitati, Groppo e Caboara,
stanno avendo un'inversione di tendenza e si stanno ripopolando;
ad Arola invece, sono iniziati i lavori di ristrutturazione di
un'antica e bella cascina: merito di una famiglia tedesca.
Per ora pensano alle vacanze, ma in futuro...
C'é "solo" una
trattoria,
dove si possono gustare
i piatti dell'Appennino; gli si stringono attorno un nucleo di case,
ancora abitate da un gruppo di persone ospitali e gentili. Cronaca di
una bella e inaspettata giornata. |

Sabato, é quasi
mezzogiorno, la giornata é ormai decisamente limpida; é un po' di tempo che
la frazione di Caboara, nel comune di Compiano, mi incuriosisce: mi
piacerebbe scrivere qualcosa, fare un po' di foto. Ci sono passato un
migliaio di volte, correndo con la moto da fuoristrada, sempre troppo
distrattamente, sempre troppo veloce. La notte, quando vengo a magiare in
trattoria, é tutto un po' buio.
Detto fatto, telefono al Comune di Compiano, su consiglio della sempre
informata Sabina: all'altro capo c'é Mariella; tutti sanno che conosce
benissimo il territorio del suo Comune ed é sempre squisitamente
disponibile: un'amica. Non avevo dubbi: pochi minuti e mi richiama; il
contatto é fatto.
Parto, senza neanche mangiare, per non fare tardi; la giornata é veramente
radiosa, merita: appuntamento al Groppo di Cabora.
Mi vengono incontro due anziane persone, con un bellissimo e dolce sguardo.
Due battute e facciamo amicizia: sono Livio e Armando Dallafiora; 77 e 78
anni: sono attenti e acuti, come solo gli uomini partoriti dalla montagna
sanno essere. Parliamo subito in dialetto, ci intendiamo subito. Abbiamo
tante cose ancora in comune, tante idee, tante tradizioni. Livio, ad un
certo punto, mi chiede di spiegargli cos'é internet e come farà a vedere
quello che sto fotografando. Fantastico! Una stampa é il minimo che io possa
fare: così avrò anche la scusa per andarlo a trovare.
Le case: mi raccontano che tutte hanno una storia; da queste parti, sembrano
essere le uniche cose, a parte gli uomini, che ne conservano una; queste
sono terre di sofferenze, di fatiche, di emigrazione, di tragici fatti. Di
triste e desolato abbandono, di tanta memoria perduta. Case appoggiate ai
sassi, ad enormi sassi: uno é addirittura cavo e si sente dentro il rumore
dell'acqua. I due anziani fratelli sembrano non volersi fermare: "qui ci fu
un incendio, lì ammazzarono un partigiano, questa era del mezzadro; in
quella casa, ci siamo nati noi"; e ancora: "quella casa fu costruita con i
dollari di un emigrato in America: di cognome faceva Marchini, non é mai
tornato e non l'ha mai vista finita".
Non posso fare a meno di restare incantato a guardare il panorama. In certi
punti, riesci a vedere alla tua destra il monte Pelpi, alla tua sinistra il
Molinatico. Spettacolo! Armando mi chiama, mi dice di sbrigarmi, c'é ancora
tanto da vedere: non capisce che sono un po' in trance, per la bellezza
degli spazi che ho di fronte. Lui, c'é abituato; io proprio no.
Dopo aver visto Groppo, mi accompagnano ad Arola, poco oltre Caboara:
entriamo nelle case. Restano, come sempre pochi oggetti, consumati dal tempo
e sopravvissuti ai tanti furti. Questi ambienti conservano sempre un
fascino particolare: per chi ha occhi, sanno far vedere molto. Libri, vecchi
giornali, un crocefisso. Ammucchiati e arrugginiti, un po' di attrezzi
consumati; saranno stati aggiustati un migliaio di volte, in qualche fredda
sera d'inverno, di fianco alla stufa, mentre si discorreva, anzi si faceva "firosso".
Il pomeriggio avanza, il freddo anche; il sole cala, crolla: l'ultima tappa
é a Caboara "centro"; alla trattoria "Mussi" stanno preparando la cena del
sabato: mi infilo in cucina e scopro quello che stanno facendo da mangiare.
Profumi, aromi e grande maestria. L'uso di antichi strumenti, del forno a
legna. Mi viene una fame da lupo mannaro (ho anche saltato il pranzo...);
salgo nella saletta panoramica, quella da cui si vede tutta la valle: una
coppia ha appena finito di mangiare, con la giusta calma (sono le quattro
passate), vedo il tavolo in disordine; un'occasione incredibile per una foto
unica, con il panorama che si staglia dietro ai bicchieri, ai piatti e alle
portate rimaste: le immagini che scatto, mi risultano quasi intime. Un
angolo di mondo alla "Slow food", veramente slow.
Cala il sole, pochi attimi per fare gli ultimi scatti, insieme ad alcuni
amici di Anna, la titolare della trattoria. Pochi attimi per salutare tutte
le persone che mi hanno accolto con calore, con nostrana tradizione.
Per chi volesse farci un salto, dalla Valtaro: provinciale che collega
Borgotaro e Bedonia; si svolta a Compiano, si passa e si prosegue per Strela;
alcuni chilometri e si supera l'abitato di Strela, in direzione di Bardi e,
a poche centinaia di metri, si prende a destra, nel bivio per Caboara; la
strada é strettina, ma asfaltata di recente.
La gente é capace di accoglierti in modo squisito, la natura e il panorama
sono incredibili. Nella trattoria si mangia divinamente (piatti tradizionali
a base di funghi, cacciagione locale, primi elaborati): se riuscite, non
perdetevi lo spettacolo della sala superiore, magari al tramonto o quando
nevica.
Caboara, un piccolo angolo di paradiso, ancora nascosto.

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