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Bedonia Gita al Monte Pelpi

di Giuliano Mortali

    
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Foto di Giuliano Mortali

Le foto:
 

01 – La cima del Pelpi, con la Croce e i faggi battuti dal vento
02 – L’altra cima del Pelpi: l’Agucchia
03 – La Croce vista da sotto
04 – La grande Croce sulla cima del Pelpi
05 – Il grande faggio malato
06 – Il cespuglio del pruno spinoso
07 – I narcisi del Pelpi
08 – Altri narcisi
09 – L’orchidea sambucina bianca
10 – L’orchidea sambucina
11 – Altra orchidea sambucina
12 – Le genziane kochiane
13 – L’elleboro, fiore invernale
14 – I crochi di primavera

15 – L’aglio ursino (aiü de büsse)
 

        
   

Approfittando di una di queste bellissime giornate di maggio, abbiamo fatto una gita al Monte Pelpi. Lasciate le macchine nel paesello di Monti, abbiamo iniziato la salita, arrivando a Pian da Cà, un’ampia radura erbosa, appena sotto la cima della Croce, dove con grande appetito abbiamo consumato il pranzo.

            Nel pomeriggio siamo saliti alla cima, dove c’è la grande Croce del Pelpi, e abbiamo potuto godere di una vista panoramica bellissima, spaziante per largo tratto della Valle del Taro, la Valle del Ceno da Ponteceno in su e tutta la zona di Bardi con il suo castello. A far da corona tutt’intorno, i monti più alti, dal Molinatico, al Gottero, al Centocroci, al Monte di Tornolo, all’Orocco, al Penna, al Tomarlo, al Maggiorasca, al Bue, al Nero, al Ragola, al Lama, al Carameto, fino al Barigazzo.

            Sotto alla cima si possono ammirare i faggi contorti, in perenne lotta contro il vento incessante che li modella a seconda delle sue correnti prevalenti.

            Durante la gita abbiamo incontrato i tanti fiori che popolano le praterie del Pelpi, e che cominciano ora a spuntare: i cespugli del pruno spinoso, il narciso dei poeti (i bedoniesi salgono apposta sul Pelpi, nel mese di maggio, per ammirarne la fioritura), le splendide orchidee che popolano le praterie, le genziane kochiane dal colore blu intenso, con all’interno i colori dell’arcobaleno, gli ultimi crochi di primavera, che fioriscono bucando la neve, l’elleboro, il puzzolente fiore dell’inverno. Nel sottobosco delle faggete abbiamo visto distese di aglio ursino, in dialetto “aiü de büsse”, le cui foglie vengono usate per fare un’eccellente salsa piccante.

            I fiori di montagna sono rari, e sono più belli se lasciati nel loro ambiente. Perciò non li abbiamo raccolti, ma ci siamo limitati a fotografarli. Lasciando che altri possano godere della loro visione.

 

Altre informazioni:
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